Contrasti di cemento e contrasti culturali

La scaletta incriminata
La struttura incriminata

Avevo notato che, da qualche giorno, i lavori del progetto Park & Ride, che si propone come obbiettivo la riqualificazione della villetta sotto Viale Regina Margherita, erano stranamente fermi. Leggendo Il Crotonese del 14/01/14, ne ho compreso l’arcano motivo.

Diversi personaggi di spicco e gruppi locali si sono veramente incazzati per questa scaletta (non ancora completa), tanto da mandare una lettera al Ministro dei Beni Culturali, al Direttore Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, al Soprintendente Bap Cosenza, al Comandante Nucleo Tutela Patrimonio Culturale ed all’Assessore alla Cultura del Comune di Crotone. In sostanza, il succo del discorso è che questa scaletta in cemento armato non centra nulla con il contesto.

Si legge in un comunicato:

Si tratta della presenza di una struttura in cemento armato collocata proprio a ridosso del cinquecentesco Bastione Villafranca, struttura che risulta fortemente impattante e constrastante con il manufatto preesistente, bene storico-monumentale di interesse culturale, meritevole di adeguata tutela da parte dello Stato e di opere di conservazione in quanto parte integrante del complesso delle fortificazioni volute dall’imperatore Carlo V e dal vicerè Don Pedro di Toledo, marchese di Villafranca.

Tuttavia, la condizione del “bene storico-monumental di interesse culturale” è ben nota a quasi tutta la popolazione.

La prima cosa che mi viene in mente, è che questi signori siano arrivati troppo tardi. I file definitivi del progetto sono disponibili pubblicamente in rete (sul sito della SUA) da diverso tempo, in un bel file .zip che contiene progetti 3D, tabelle, costi, spiegazione di impianto idrico e elettrico ecc. ecc. Nel progetto sono ben visibili queste nuove strutture, queste scalette.

A tal proposito, penso alle due rampe costruite qualche anno fa. Una (la piccola), di fronte a Palazzo Giunti, è stata demolita qualche settimana fa per l’avanzamento dei lavori. L’altra (la grande), di fronte al parchetto Baden Powell, è ancora li, e non verrà toccata. Anche queste rampre erano assolutamente in contrasto con il contesto, e la superstite lo è ancora.

Ma adesso c’è da parlare del pezzo forte: il contesto. Cos’è “il contesto“? No, perché molti si fermano al semplice contesto storico, senza analizzare il presente, e tutte le sfaccettature che determinano il contesto di oggi. Un esempio pratico può essere la Porta del Mare, quel passaggio nascosto che si trova proprio di fronte alla villetta in ristrutturazione. Importantissimo un tempo, permetteva l’uscita e l’ingresso dei pescatori (che all’epoca si trovavano, praticamente, subito sulla spiaggia) oltre a garantire una rapida di fuga. Eppure oggi è un pisciatoio. Non è più accessibile, dentro scorre fogna a cielo aperto, ed è un posto ottimo per andare a fare la pipì se ti trovi da quelle parti e ti scappa. Insomma, c’è un odorino non indifferente.

La prima causa di danno per questi resti del bastione è praticamente la stessa: l’incuria. Anzi, a dirla tutta, è proprio l’incuria a farla da padrone, in ogni aspetto della nostra vita quotidiana.

Sono lontani i tempi dove la villetta era un punto di ritrovo, dove potevi andare a farti una passeggiata e ti potevi gustare diversi animali in gabbia (famigerate le scimmie, nominate praticamente da tutti), oltre alle vasche piene di pesci (c’è chi dice ci fossero anche granchi). Sono lontani i tempi dove potevi andarti a fare una passeggiata nella villetta, a dire il vero.

Basta spostarci con la mente all’inverno 2012-2013, appena un anno fa, giusto per citare l’ultima baraccopoli costruita dai migranti in attesa di essere spostari al centro d’accoglienza. Erano anni ormai che succedeva, più o meno sempre nello stesso modo. E tutti gli anni, i cittadini Crotonesi sono stati molto generosi, donando un’infinità di materassi, lasciandoli appositamente vicino ai cassonetti della spazzatura. Una fonte perpetua di ricchezze. Le donazioni spontanee continuano ancora oggi.

A parte questo exploit, lo spazio non era più curato da molto tempo. Lasciato nel pieno dell’abbandono, pulito 2-3 volte all’anno, mai reso veramente vivibile. L’unica nota positiva era: potevi scendere quatto quatto per andare a fare i tuoi bisogni. E non parlo solo di bisogni impellenti come pipì e popò, ma anche di bisogni sessuali, data la presenza dalla prima mattina di diverse prostitute a buon mercato. Per la gioia di molti vecchietti attempati che fanno la fila e altrettanti signori che aspettano il proprio turno.

Poteva essere usato per i bisogni dei propri animali, ma si sa com’é, alla gente di Crotone piace la frittata sul marciapiede. Camminare lungo il viale è una sorta di gincana, abbastanza impegnativa tra l’altro.

Ecco, questo è il contesto. Una situazione dominata dall’incuria, dal “girarsi dall’altra parte“, dall’ignoranza. Parlando chiaramente, in quanti sanno cosa è sepolto sotto il viale? Quanti sanno del resto del bastione? Pochi. Pochissimi.

 E allora che fare? Lamentarsi per una scala in cemento? No. In un modo o nell’altro, bisogna fare dei passi in avanti. Il primo passo sta appunto nel rendere fruibile una zona che si vuole fare conoscere. Se un parco non è curato, non è attraente. Nessuno ci entra. Ed un progetto di riqualificazione, di ammodernamento, serve a questo.

Ecco, il progetto. Sulla carta è bello! Figo. Ma a vedere il lavoro fatto finora, il cemento poggiato sulla terra, gli alberi in mezzo al percorso, un po’ di perplessità viene. Siamo ancora in alto mare? Forse è troppo presto per parlare, ma come si esegue un lavoro qui è noto. Spero si sbagliarmi sotto questo aspetto.

In definitiva, stando al progetto, verranno costruite 4 rampe di scale per accedere da Viale Regina Margherita alla villetta. Un numero minimo, che non ritengo essere un danno al “monumento”. Il cemento armato non è bellissimo, ma può essere abbellito. L’idea non mi fa impazzire, ma in tempi di economia non si può avere di più. E, personalmente, preferisco vedere imbrattato del cemento armato piuttosto che le pietre basaltiche usate per il basamento. Della serie salviamo il salvabile.

Eh si, bisogna tenere conto anche del vandalismo, oltre che dell’incuria. Uno spunto di riflessione ci è gentilmente offerto dalla Villa Comunale! Andateci per farvi una passeggiata, e molte paranoie vi passeranno in un lampo 😉

Detto questo, concludo con una considerazione (l’ultima, promesso). Ci sono molti esempi, in molte città, dove convivono tranquillamente vecchio e nuovo. Basta saperci fare, avere un minimo d’occhio e di manualità. Non bisogna spararla grossa come con il CastelPizza o come l’ascensore al Duomo di Milano ovviamente! E non bisogna nemmeno prendersela per delle cose minime. Queste scalette saranno in contrasto con la storia, ma bisogna inquadrarle come investimento. Investimento per recuperare un’area della città abbandonata, piacevole (l’ultima con quei fantastici alberi), attualmente non fruibile. Può essere uno spazio utilizzabile in più modi (percorsi creativi, dei sensi, esposizioni ecc), e che presenta una grande comodità essendo praticamente in centro! Recuperare l’area, costruendo delle scale in cemento armato, può dare nuova vita alla villetta stessa, e magari farne riscoprire la storia perduta (dimenticata/ignorata).

Non c’è bisogno di mostrare tutto questo contrasto culturale per così poco. Quando abbiamo un porto costruito con dei cannoni. O un pezzo di castello che si sta sgretolando in Discesa San Leonardo da un paio d’anni. O una villa comunale abbandonata ed utilizzata come rifugio dai migranti e come bordello dalle prostitute. O un parco archeologico nel degrado. O un area geo-paleontologia ignota. O, cosa ancor più grave, una città maltenuta dai propri stessi abitanti.

Spero che i lavori riprendano, e che l’area sia ultimata nel modo migliore. Spero di poterne usufruire come cittadino, ma non nel degrado che qualche altro “cittadino” potrebbe generare. Ho dei dubbi su ciò. Forti dubbi. Ma, andando vedendo. O no? 😛