Strage di migranti, tra responsabilità, colpe e realtà

E’ il tema del momento, tutti si accalcano per dire la propria opinione in merito. Chi spinto da uno spirito più umano, chi spinto da uno spirito più critico, lo sbarco sulle coste del bel paese è un argomento controverso e di difficile discussione. Spesso (purtroppo fin troppo spesso) l’argomento viene travisato, e si passa da una discussione all’altra.

Ci sono da mettere in conto diversi aspetti, da entrambi i lati. Da una parte, abbiamo lo scenario Italiano, uno spaccato discutibile tra chi sta benissimo, chi sta bene, chi sta e basta e chi non ha voce in capitolo. Dall’altra parte, abbiamo lo scenario di chi emigra, un contesto sociale completamente differente dal nostro, composto quasi esclusivamente da chi non ha voce in capitolo. Purtroppo però, in Italia si aggira uno spettro di intolleranza, che non si sa bene da cosa scaturisca.

I nostri fratelli Greci possono fornirci un buon esempio: con la crisi sempre più dirompente nella quotidianità, con effetti tangibili e pesanti, il ripudio dello straniero è ritornato più forte che mai. Il movimento Alba Dorata ha iniziato a devastare le bancarelle dei venditori ambulanti che non avevano documenti Greci, perché… il perché non esiste.

In Italia, la Lega Nord, dopo aver appreso della strage a Lampedusa (circa 300 morti in totale), ha ben pensato di additare la colpa alla Boldrini ed alla Kyenge, per via delle loro politiche buoniste. Secondo quei lungimiranti esponenti politici, gli sbarchi aumenterebbero perché nei vari paesi colpiti da mille problemi, saprebbero che noi li accogliamo senza troppe storie.

Una visione a dir poco ridicola, per molti aspetti.

Il primo aspetto che non convince, è il fatto che questi migranti non sbarcano in Italia per restarci. La maggior parte di queste persone, dopo anni di rotte e di parenti partiti, ha le idee chiare. Il boom Italiano è passato per tutti, tant’è che anche noi Italiani spesso (e volentieri) andiamo via dal nostro paese. L’Italia funge da trampolino di lancio per quella che è la più evoluta Europa transalpina, reale meta di molta di questa gente. La strage di Lampedusa ci ha dato, nel modo peggiore, un elemento di riflessione: i parenti di alcune vittime, scese dalla Germania per identificare i corpi dei defunti. Migranti, che a loro volta, in un modo o in un altro, hanno percorso un lungo viaggio per lasciare il loro paese, e per naturalizzarsi altrove. Laddove le condizione della vita, della quotidianità, siano infinitamente migliori. Un diritto per ogni essere umano.

Questo tipo di esempio non è raro. E’ frequente che dei parenti delle vittime identifichino i cadaveri (quando è possibile recuperarli), ma si tratta di odissee silenziose. Lontane dalle telecamere, come è anche giusto che sia. Purtroppo però, questi avvenimenti vengono volontariamente falsati, o peggio ancora ignorati. Su questo aspetto giocano molto gli ultranazionalisti, che vorrebbero alzare un bel muro per isolarsi dal resto del mondo. Spesso, non accorgendosi che siamo già separati e distanti.

La politica Italiana sugli immigrati è palesemente carente, sotto quasi tutti i punti di vista. In molti stanno puntando il dito contro l’Europa, ma non ci vuole molto a capire che è più che altro uno specchio per le allodole. I flussi migratori in Italia esistono dagli anni ’70, da ben prima che l’Italia entrasse nell’Unione Europea. Eppure, da allora, non è stato fatto molto. Su questo punto, si svolge una politica estremamente localizzata: gli immigrati sbarcano in Sicilia/Calabria/Puglia, quindi i centri di accoglienza si fanno solo li. Può sembrare, a prima vista, una cosa ovvia, anche dal punto di vista logistico. Eppure, si tende sempre a dimenticare che queste persone hanno ricevuto in dono due cambe cadauno. Questo vuol dire che hanno l’abilità di muoversi, di spostarsi, come ognuno di noi. E cosa gli impedisce di spostarsi dal luogo in cui sono arrivate? Sopratutto oggi come oggi, che l’Europa non è più una landa sconosciuta, avendo a disposizione parenti e amici sparsi qua e la.

Si potrebbe pensare che sia proprio il centro d’accoglienza a dover impedire la dispersione dei clandestini. Ed in teoria è così, il centro dovrebbe fungere da “contenitore”. Ma, con una mole decisamente superiore da “trattenere”, il compito diventa impossibile. Facendo un esempio pratico, il CARA di Sant’Anna (Isola Capo Rizzuto, Crotone) ha una disponibilità di circa 900 posti letto, ma attualmente (ad oggi) ospita poco meno di 2000 persone. Ed è anche il secondo CARA più capiente d’Europa. Non ci vuole un genio per capire che la situazione è insostenibile, e sopratutto difficilissima da gestire, anche per le forze dell’ordine. E’ un fattore, in questo caso, meramente numerico.

Mi trovo daccordo con chi afferma che si potrebbe paragonare al disagio delle carceri in Italia. Ecco, questo paragone forse è in grado di espandere il concetto a qualcosa di più complesso del semplice migrante. La condizione dei migranti nei centri di accoglienza è simile a quella dei galeotti nelle carceri Italiane, ognuna con le sue sfumature particolari. La figura dello sbagliato, indipendentemente che sia un nostro compaesano o meno, viene rilegata al peggior trattamento desiderabile. Ma questo è un altro discorso.

La maggior parte dei migranti che arriva in Italia, vi risiede per qualche tempo e poi si sposta con molta facilità. Molti aspettano solo di ottenere i documenti temporanei, e poi si incamminano. Raggiungono sopratutto la Francia e la Germania, ma anche la Spagna si fa desiderare. Ciò nonostante, a parte delle strutture private, dalla Campania in sù scarseggiano i centri di accoglienza. Molti si incamminano, letteralmente, per arrivare al confine, a Ventimiglia, ultimo tornello prima della meta. Le strutture scarseggiano.

Ritornando alla Lega Nord… béh, che dire, ha sempre avuto il pallino dello straniero. Il suo nemico storico era il Terrone, poi divenne l’immigrato, poi l’immigrato clandestino, ed infine il Romano. Della serie, bisogna avercela con qualcuno, per giustificare tanta aria fritta. Gli esponenti della Lega dovrebbero solo stare in disparte, essendo questo un problema che non solo non li riguarda, ma che per altro ignorano. Tra le tante arringhe classiche dei Leghisti, come “il soggiorno glielo paghiamo noi“, bisogna ricordare a questi signori che loro non vivono una condizione pesante come quella nel meridione. Come Lampedusa. Come le aree di transito di questa povera gente. Spesso, queste arringhe partono da posti che di immigrazione conoscono solo il concetto teorico, e non l’aspetto pratico. E spesso si antepone la realtà con delle improponibili pretese da bambini capricciosi (non ha i soldi, non mangia).

Non c’è bisogno di essere un uomo di fede per affermare che nel momento del bisogno ci si deve aiutare. Ma purtroppo, molta gente non lo ha mai capito.

Ma il meglio deve ancora venire. Chi sono i responsabili di questa strage? Per certi Leghisti non ci sono dubbi, se le spartiscono la Kyenge e la Boldrini. Le loro politiche liberali e permissive avrebbero spinto qui quei barconi, direttamente dal loro paese. Certo, dall’Eritrea hanno iniziato il viaggio quando hanno sentito parlare di Ius Soli, ovvio 🙂

Un’altra cosa che in molti ignorano, è la dinamica di questi viaggi della speranza. Spesso vengono organizzati con mesi e mesi di anticipo (un servizio di Luigi Pelazza lo ha mostrato molto bene), essendo che ci vuole molto tempo per radunare tutti i viaggiatori ad un punto di partenza. Senza considerare le settimane necessarie dal momento della partenza. Purtroppo, l’effetto peggiore di queste affermazioni si verifica nell’Italiano medio. Si tratta, sempre più spesso, di bugie consapevoli, mosse apposta per un motivo o per un altro. Sempre più spesso perché ormai ne esce una per ogni avvenimento, mentre prima ci si limitava molto genericamente con affermazioni del tipo “i neri sono il collegamento tra noi e le scimmie“, “al sud non c’è voglia di lavorare per via del clima” e simili. Oggi invece, che questi discorsi appaiono fin da subito come insostenibili, si punta il dito sull’avvenimento singolo.

L’Italiano, come detto all’inizio dell’articolo, è suscettibile ai cambi di tendenza. Succede ovunque, probabilmente anche questa è una condizione innata dell’essere umano, ma da noi cambiare bandiera è incredibilmente facile. Un po’ come i cambi modaioli di stagione. Nel momento del bisogno poi, cambiare diventa ancora più semplice. Ed in Italia c’è un clima di bisogno da diversi anni ormai. Si è generato così un ambiente di intolleranza non indifferente, e sono sempre di più i giovani che trovano sfogo delle loro frustrazioni in queste idee. E con la strage di Lampedusa si è potuto vedere chiaramente. Molti sono stati i commenti soddisfatti dell’accaduto, per via delle meno bocche da sfamare. Molte le persone che, convinte, identificavano la causa dell’accaduto nelle politiche “pro-immigrazione”. Molti i ragazzi che, senza pensarci troppo, hanno postato qualche riga di compiacimento per l’accaduto. E, con mio grande stupore, moltissimi i commenti da parte delle ragazze, più o meno giovani.

Traiamo dunque qualche conclusione. La realtà è una sola, ed è formata di innumerevoli sbarchi di persone che cercano di fuggire da uno stile di vita che non solo non gli da nulla, ma gli toglie a poco a poco quello che hanno. La realtà, logicamente, ci suggerisce che finché esisteranno delle condizioni di disagio, esisteranno i migranti. Come lo siamo stati noi nel dopoguerra. La realtà, logicamente, ci suggerisce che alzare muri e barriere è controproducente, perché non serve ad impedire il problema alla radice. Anche utilizzando massicce espulsioni di massa, queste non impedirebbero a questa gente di tornare nuovamente.

Le obiezioni a riguardo potrebbero essere molte. Qualcuno potrebbe dire “Perché li dobbiamo sfamare noi?“, oppure “Non dovremmo pensare prima agli Italiani?“, o frasi del genere (anche più colorite). Non mi soffermo sui costi degli immigrati, in quanto ognuno ha una sua teoria a riguardo, e non esistono dati certi. L’Italiano medio tende a capire male, e non gliene si può fare una colpa. Fondamentalmente, quotidiani e tg veicolano informazioni non sempre corrette. Tant’è che si è creata molta confusione tra gli immigrati e i clandestini, che sono due soggetti diversi. Ma si tende sempre a pensare che lo stato Italiano metta dei soldi in tasca a queste persone. Quante volte avete sentito dire, al bar con gli amici, che gli danno sigarette e 30€ al giorno? Quando in realtà questa sembra essere (sembra, perché ripeto, non esistono dati certi a riguardo) la spesa media dedicata a queste persone. Che non sono soldi in tasca. E c’è anche da dire che questi soldi non vengono stanziati tutti dallo stato, ma provengono in parte da finanziamenti Europei. Insomma, non è la solfa che vogliono proporvi quelli del Giornale.

Possibili soluzioni? Non aspiro a diventare la reginetta di un concorso di bellezza, e non risponderò “la pace nel mondo”. Indubbiamente però, è logico pensare che una situazioni di vita migliore sia una condizione per non far andar via gruppi di persone dalla loro terra. Chi non scapperebbe dalla povertà? Da un conflitto? Si tende ancora a pensare che non sia un nostro problema, ma in realtà è un problema globale. Internazionale. Condividiamo tutti la stessa terra, e non è concepibile la chiusura nazionale che tanto si auspicava una volta, ne tanto meno la superiorità sugli altri stati.

Il mondo gira a soldi, purtroppo. L’Italia è entrata nell’Europa, in un certo senso per salvarsi il culo, per ricevere fondi, per ricevere denaro. Se nessuno avesse aiutato l’Italia, saremmo rimasti ancora più indietro. Ricordiamo il regalino USA dopo la WWII? Ed è quello che succede ogni giorno nel resto del mondo. Nessuno vuole aiutare nessuno. La donazione di 9€ al mese finisce quasi per metà nelle tasche di qualcuno, e comunque sia non è con delle donazioni che si risollevano i problemi di uno stato.

Di chi è la colpa allora? Indubbiamente della cattiva ripartizione del denaro nel mondo. L’Africa ad esempio è vista come un ottima risorsa di materie prime, non solo alimentari (non ci crescono solo cocchi e banane), ma anche di materiali chimici, minerali e rocciosi. Il problema è che si favorisce il commercio “tra privati”, e va a finire che ad arricchirsi sono in pochi. E se da una parte l’Africa subisce una povertà da sfruttamento, dall’altra, in Asia, si vive una povertà da sovrapproduzione. Negli slum, quante volte vediamo bambini rovistare tra la spazzatura per trovare vetro o plastica?

Il discorso, come si vede, è complesso. Molto complesso. E non si può limitare un discorso di tale entità ad un semplice scaricabarile di colpe. Non è realistico. E’ vero, la condizione degli Italiani è difficile, e non sta andando di certo meglio. Però non siamo ancota costretti a scappare notte notte dalla nostra casa, dalla nostra città, per andare a trovare rifugio altrove. Certo, in Italia esistono delle zone disagiate, e più o meno se ne trova una per ogni grande città. Una periferia, un quartiere poco raccomandabile ecc. Un ambiente dove le persone crescono imbastardite. Certo, è una realtà, ed è una diretta conseguenza della nostra società moderna: escludere a mano a mano qualcuno o qualcosa. E, fateci caso, è lo stesso comportamento che si vuole veicolare, non solo a livello locale, ma anche a livello globale. Perché l’abitante di un quartiere deve pagare per la riqualificazione del quartiere affianco? E poco importano tutte le scuse possibili, se vogliono una riqualificazione se la pagano loro. Ma nel momento del bisogno, quando nessuno aiuterà più nessuno, ci si lamenterà aspramente.

La conclusione è complessa, ma lineare: si tratta di un discorso umano, regolato da un fattore economico, che ha trasformato il punto della discussione in un tabulato di spese e di costi. Come se la Caritas o i Medici Senza Frontiere chiedessero una parcella a chi aiutano. Non ci si aiuta più perché aiutarsi costa troppo. E qualche Italiano si accanisce contro i clandestini o contro gli immigrati, senza rendersi conto, con occhio critico e obiettivo, che lo stato Italiano sta facendo lo stesso ragionamento con lui. Italiano, non ti aiuto più, perché “non ci sono” soldi. E dove si può arrivare così?

È un circolo vizioso, un uroboro di ignoranza e intolleranza, basato sul concetto di denaro che ci è stato imposto da una sessantina di anni a questa parte. E così, niente e per niente. Bisogna fare un passo indietro, e capire che nel momento del bisogno ci si deve aiutare tutti, indiscriminatamente. E con momento di bisogno non intendo fare una colletta per l’ultimo iPhone, ma necessità reali e immediate, come cibo e vestiti, come un luogo dove poter stare, dove passare la notte ma anche le lunghe giornate di attesa, dove poter mantenere un minimo di igiene e così via. E questi luoghi, dovrebbero esistere non per gli Italiani o per gli stranieri, ma per tutti. La condizione di povertà, più o meno forte, la vivono tantissime persone.

Già ora, vestiamo i panni dell’abitante del quartiere che non voleva aiutare nessuno. E il nostro quartiere, l’Italia (Crotone nel mio caso), si sta riempiendo sempre di più persone così. E si passa dal quartiere vicino a quello lontano, per finire poi a lamentarsi nel proprio stesso condominio. Bisogna rompere questa catena di… non so se definirlo odio, avarizia o ignoranza. Ma è quello che ci domina oggi. Bisogna ritrovare quel senso di luogo comune, di bene comune, di posto che è di tutti. Altrimenti, non si andrà da nessuna parte.

E sopratutto, bisogna ritrovare anche un po’ di umanità. Sopratutto verso chi paga, a caro prezzo, i costi del nostro stile di vita.