Ma l’aeroporto Pitagorico è davvero così indispensabile?

L’aeroporto di Crotone é un tema caldo, molto discusso in città da tutta la popolazione, in modo più o meno serio. C’è chi ci vede la soluzione a tutti i problemi, chi ci vede una possibilità, e chi, come me, ci vede solo un’inutile perdita di tempo. Per di più, molto costosa.

Non è una considerazione acida, negativa, pessimistica o cattiva nei confronti della città in cui vivo. Chi pensa questo o deve avere dei complessi o non è mai stato abituato a ragionare obiettivamente. Appunto, obiettivamente. Bisogna essere obiettivi nelle considerazioni che si fanno. E spesso questo non accade. Fin troppo spesso.

Essere obiettivi non vuol dire pensare che dobbiamo avere tutto sotto al culo. Ragionare con “loro si e noi no” non ci porta da nessuna parte. Altrettanto inutile è ragionare “pensando a quante possibilità avremmo con un aeroporto“. Eh già. Perché se si limitano le possibilità all’aspetto turistico, quello che non è mai partito e non è mai stato incentivato… puntare sul turismo era uno dei punti principali di quando venne istituita la provincia nel ’92.

Per un attimo, distacchiamoci dai localismi. Qual’è la situazione di tutti i piccoli aeroporti italiani? Sorprendentemente, è più o meno la stessa che abbiamo noi. Nell’arco degli ultimi anni, il bel paese si è riempito di piccoli aeroporti, in alcuni casi distanti anche meno di 100km l’uno dall’altro. Società private, miste, partecipate, scatole cinesi, teste di legno e chi più ne ha più ne metta. Mentre al cittadino medio si racconta la favola del turismo o del rilancio territoriale (argomenti lanciati li senza spiegazioni, tra l’altro), qualcuno ci mangia sopra. E non poco.

Qual’è la situazione dell’aeroporto di Crotone? Un carrettone agonizzante tenuto in vita a forza a forza, nell’intento di spillare qualche altro soldo, che di certo non finirà in tasca alla città.

In un discorso ideale, potremmo riassumere l’idea di un aeroporto come un collegamento con il resto del mondo. Vero, ma non è così semplice. Bisognerebbe paragonare l’aeroporto in se non tanto come veicolo per turisti/vacanzieri/persone di ogni tipo, ma come una attività commerciale. Un commerciante fa un investimento per aprire la sua attività, ed anche se riceve dei fondi, prima o poi dovrà rientrare. Altrimenti, si chiude bottega. Oltremodo, potrebbe pensare di continuare ancora, fino ad un periodo migliore, campando alla libretta.

Un aeroporto come un negozio, deve esporre della merce per farsi notare. Non sempre c’è bisogno di merce di ottima qualità o extra lusso per avere dei “clienti”, ma quanto meno bisogna esporre un qualcosa che valga la pena vedere/acquistare. Un esempio è la città di Siena. “Che centra!?“, direte voi. Eppure centra eccome: ogni anno assistiamo allo storico Palio di Siena in tv, evento importante sia per la tradizione cavalleresca (che a noi riguarda pochissimo) sia per la città. Ogni anno, migliaia e migliaia di persone vanno a Siena per assistere al palio, eppure l’aeroporto di Siena è quello con la media peggiore (dal 2006 ad oggi) come numero di passeggeri. Nonostante le oltre 50 compagnie aeree che lo servono, anche solo come scalo. Siena fa circa 55 mila abitanti, non siamo poi così diversi.

Non serve avere l’attrazione per attirare qualcuno ad usare un aeroporto. A San Remo non ci fanno l’aeroporto civile per il festival. E allora cosa c’è da mostrare? Cosa bisogna mostrare per incentivare le persone a venire in un posto? Beh, qui ci si potrebbe discutere parecchio. Cosa cerca il turista tanto agognato? Sicuramente d’estate cerca la spiaggia, il sole, il mare. Ed ok, noi abbiamo tutto quello che serve! E poi? Al poi nessuno ci pensa… Ci sono 27 paesi nella provincia di Crotone, ognuno con le sue particolarità e le sue bellezze. La provincia è valida per essere vissuta per tutto l’anno, tra mare e montagna… ma tutto si basa sul mare.

Qui inizia a cadere la maschera: cos’è il turismo? Perché intendere come turismo la sola stagione estiva, in una provincia che è prevalentemente collinare, è veramente riduttivo (o da idioti, che dir si voglia). Ma a questo il Crotonese non ci pensa. Pensa che con delle tratte aeree tutti verranno a vedere i resti mal tenuti di Capo Colonna, e magari li apprezzeranno pure.

Abbiamo fatto un passo in avanti nel ragionamento. Parlare di turismo stagionale è come tagliarsi le gambe da soli, anche perché un aeroporto ha dei costi che non possono essere soddisfatti in una sola estate. Inoltre, se si volesse davvero puntare al solo turismo estivo, bisognerebbe guardare a mezzi più consoni come le imbarcazioni, molto in voga in quel periodo dell’anno. Servizi “traghetto” verso la Puglia, la Grecia, o anche come semplici scali per tratte più lunghe. In questi ultimi anni, ha portato più turisti il porto di Crotone, vecchio e malandato ma con i suoi viaggi organizzati, che l’aeroporto.

Penso di essere stato abbastanza chiaro, parlare di un aeroporto per la sola stagione estiva è una boiata. Parliamo di 3 mesi all’anno, un lasso di tempo che, economicamente, non può bastare per sostenere una struttura così. Ma… c’è un ma! Ora bisogna parlare di un altro aspetto: perché una persona dovrebbe venire in vacanza a Crotone? Ecco, qui entriamo in un circolo vizioso. Crotone è una città decisamente residenziale. I primi ad andare via da Crotone, sono i Crotonesi stessi, che cercano “altro” (sostituisci ad altro quello che vuoi), sopratutto i più giovani. Magari l’aeroporto potrebbe servirgli ad andare via più velocemente. Crotone è una città che, effettivamente, ha poco da offrire ad un ipotetico turista, se non la sua bellezza naturale. E, paradossalmente, la città da il meglio durante il periodo estivo. E torniamo così al punto di prima. Ha senso avere un aeroporto attivo solo per 3 mesi all’anno? Non credo. Troppi costi, pochi incassi, e finisce con i dipendenti senza stipendio, che protestano e vengono pure richiamati.

Faccio una piccola parentesi anche per chiarire che il turismo, ora come ora, è un turismo “da divertimento”. Si, vai a Roma e vuoi vederlo il Colosseo, ma poi vuoi andare girando per negozi e per locali. Sono rimasti in pochi a fare i viaggi di cultura (e credetemi, sono difficilissimi da scovare), ed ormai questi si fanno solo dove vale la pena andare. Il patrimonio storico del Crotonese è ben definibile dal parco archeologico di Capo Colonna, o, perché no, dal presunto tempio dedicato ad Apollo a Cirò Marina: un pascolo per le simpaticissime caprette. Eppure, nell’entroterra, “in montagna”, c’è molto, ed è molto ben conservato (le grotte rupestri sotto Caccuri?), ma…

Ora passiamo al lato più economico della faccenda. Spese, incassi, guadagni. Sempre nell’ipotetico negozio, un sano commercio che garantisce lo stipendio a cassiera e commesso si basa sulle vendite. La pubblicità nasce per invogliare la gente a comprare quel prodotto (è bello, è buono, è meglio). In tempi di magra, la gente o non compra nulla o compra a credito: il commesso e la cassiera stringono la cinghia, ma prima o poi quei soldi li vedranno. Si va avanti, giustamente. Ma se non entrano più clienti nel negozio, e non si vende più nulla, neanche l’articolo meno costoso, cosa succede? Purtroppo per il commesso e per la cassiera (che potresti essere tu che leggi come io che scrivo) finisce la pacchia, si va a casa.

Per un aeroporto è più o meno la stessa cosa, con una differenza: questo riceve dei fondi. Un po’ come le imprese. Gli aeroporti sono in parte mantenuti con dei fondi statali (che toccano tutti) ed Europei (che toccano qualcuno, come quelli internazionali). I fondi servono a coprire delle spese che servono a rendere migliore l’aeroporto sotto determinati punti, ad es.: l’aeroporto di una città non ha i soldi per rifare la pista di atterraggio, quindi gli vengono stanziati dei fondi per rifarla a regola d’arte. Anche se gli aeroporti sono costituiti da società private, o comunque miste, i fondi statali sono pubblici. Molti di questi fondi servono anche per rilanciare il turismo, per campagne di marketing, per la valorizzazione del territorio, e per finanziare idee e progetti.

Questo vuol dire che un aeroporto, a differenza del negozio sotto casa, ha la possibilità di rimanere “aperto” anche senza incassare un euro. Anche senza compagnie aeree che lo utilizzano. Perché ha usufruito di un fondo che, in teoria, dovrà dare un frutto. Però, se le idee, i progetti o i lavori che si sono ingengati, o non si realizzano o non vanno bene… pazienza, quei fondi ormai sono già incassati. E il dipendente assunto, allo sportello, al bar o al check-in? A lui non va nulla. Paradossalmente, tenere aperto un aeroporto con la speranza che qualche turista venga a spendere dei soldi in città, crea più povertà che ricchezza. E crea povertà “immediata“, nel senso che un altro cittadino ‘sta al verde (senza stipendio da mesi) e non può campare, ed una povertà “relativa“, ossia nelle casse dello stato, che finanzia questi aeroporti con i soldi che, a loro volta, vengono anchessi (in parte) da altri concittadini.

Di recente è uscita l’inchiesta di questi “aeroporti fasulli”, costituiti da società nate solo ed esclusivamente per ottenere finanziamenti, per poi non occuparsi minimamente della struttura aeroportuale. Inutile dire che l’aeroporto di Crotone è facilmente sospettabile, sopratutto dopo gli ingenti fondi per un impianto ILS ritenuto da molti non necessario. Molte polemiche sono nate, come a seguito del “rimpicciolimento” degli alberi di Villa Margherita, che, dopo anni di tranquilla convivenza con l’aeroporto, erano diventati fastidiosi. Le voci in città sono unanimi, “qualcuna” si è fregato dei soldi, per chissà quale motivo. Già dal 2010 comunque, l’aeroporto rientra nel piano nazionale “Aeroporti Bonsai“, che prevede la chiusura degli aeroporti con meno di 500.000 passeggeri in un anno.

Che fare? Lo stato ci dice che dovremmo chiuderlo, anche se ancora non c’è nulla di fatto, ma “noi”, anche se di questo progetto non abbiamo ancora raccolto un misero frutto, lo vogliamo mantenere a tutti i costi perché “nsammài“. E poco importa che qualcuno ci mangi a sbafo sopra, contribuendo in modo consistente all’impoverimento reale del territorio! Noi vogliamo avere i voli per Roma e… per qualche altra parte. Noi vogliamo dei possibili posti di lavoro… che non verranno pagati. Perché noi vogliamo il turismo, ma non abbiamo realmente capito cosa sia. Come detto sopra, è un circolo vizioso. E si è appena concluso.

Sto per concludere anche io. Ma sono il solito vecchio palloso, e quindi non posso esimermi dal fare la mia ultima considerazione. Viviamo a Crotone, e viviamo in Calabria. Come regione, la Calabria è stata sempre messa in secondo piano, è vero. Ma bisogna anche dire che quando gli è stata data una minima possibilità di aiuto, non si è fatta mica valere. E’ recente la lettere del direttore di Ferrovie dello Stato, che, risponendo alla solita lamentela “ci avete tolto tutti i treni“, ha sbottato scrivendo, nero su bianco, che i treni sono stati tolti perché c’erano anni di pagamenti arretrati in Calabria. Debiti che non abbiamo ancora saldato.

Tutti vogliono il bus per arrivare in piazza o a corso Mazzini, ma nessuno vuole pagare il biglietto. Tutti vogliono l’esenzione, sconti…  E se vuoi andare a Roma? Maledizione, c’è solo l’autobus. Ed è vero, tutte quelle ore di bus sono scomode! Ma è anche vero che ad appena un paio d’ore di macchina (o anche di bus) c’è l’Aeroporto di Lamezia, e a Roma ci arrivi comodo comodo. E già il solo pensare che ci sono due aeroporti a poco meno di 2 ore di macchina l’uno dall’altro, è ironico.

Non si può avere un aeroporto ovunque “per comodità“. Che facessero anche lo scalo di Sibari allora! E perché no, uno anche a Catanzaro Lido. Sotto questo punto di vista, l’aeroporto di Crotone ha un vantaggio enorme, è l’unico della Calabria Jonica. Ma questo vantaggio strategico è subito annullato. La SS106 è considerata una delle peggiori strade d’Italia (si è guadagnata il simpatico nomignolo di Statale della Morte), e per arrivare da Crotone a Reggio ci vogliono 4 ore (in orari non di punta). Scendendo a Lamezia, anche se è più interna, si può imboccare la Salerno-Reggio, che tra mille lavori in corso e cantieri ti permette comunque di arrivare a Reggio in un paio d’ore, ed in modo decisamente più comodo. Certo, parliamo di due strade diverse, ma si para di un miglioramento della statale dal 2000. Dall’inizio del nuovo millennio.

Tutte queste parole per dire cosa? Che l’aeroporto di Crotone è un po’ come la città che dovrebbe servire: un’isola. Scollegata da tutto e da tutti. E di certo non è scollegata perché mancano i voli. E’ scollegata per l’arretratezza. A me può anche andar bene la SS106, ma non è pratica, nel modo più assoluto. Parliamo di una vecchia statale morza morza che passa paesi paesi, che già è stretta per il passaggio di macchine normali, pensa poi a quando passano tir e camion vari. La rete ferroviaria? Idem. Prosegue costa costa (che vuol dire molto più tempo per i viaggi), e spesso (sopratutto nel Reggino) si affrontano delle pendenze degne da montagne russe. Senza parlare dei pezzi mancanti, tra travertini, viti e ferri vari.

Non è come dire “ti compro il vestito più grande così ci cresci dentro“. Non si può creare e mantenete un’infrastruttura avanzata come un aeroporto, se non si è in grado di mantenere e gestire delle infrastrutture di base, come una normalissima strada. E’ impossibile, è come pretendere di essere degli astronauti perché si sa andare in bicicletta. Prima o poi si sgarra. E la situazione del nostro aeroporto è proprio la situazione di chi sta sgarrando. Di chi cerca di mantenersi in piedi, afforza afforza, nell’attesa di un qualcosa non meglio definito di turismo.

E sapete cos’è che mi rode? Il fatto che con questa scusa, con questa promessa infinita, c’è sempre qualcuno che ci mangia. Mentre la povera gente è relegata a quelle quattro righe di informazione quotidiana. Come biasimarla, quando ti ripete “magari porta lavoro“? Non è la povera gente da biasimare, ma è da biasimare chi sta marciando sopra questo sogno impossibile. Perchè ci marcia volontariamente, senza vergogna e sopratutto senza nessuna voglia di aiutare la propria terra.

Come abbiamo visto, parliamo di un circolo vizioso ben definito. È c’è qualcuno, come sempre, che riesce a veicolare (più o meno) l’opinione pubblica a suo interesse. A suo profitto. A discapito dell’opinione pubblica. C’è bisogno di sapere di cosa si parla, altrimenti tutti i sogni sembrano realtà, quando invece sono desideri più o meno sensanti. Un aeroporto può essere tante cose. Turismo, viaggi, comodità, trasporto merci, ma anche tasse, debiti, fondi neri. Ma, come abbiamo già visto sopra, un aeroporto non può esistere da solo. Ha bisogno di collegamenti, per essere raggiunto o per lasciarselo alle spalle. E non solo da noi cittadini che vogliamo andare e venire da Roma. Non so se esiste al mondo un aeroporto civile usato solo dalla popolazione locale per andare e venire. E non credo.

Ora come ora, l’aeroporto non sta producendo nulla, se non ulteriori debiti e frustrazione. E’ un momento difficile per molti, ed è difficile che qualcuno verrà mai qui a farci visita. Le stesse compagnie aeree non ci vogliono venire, giustamente si fanno due conti e si rendono conto che non gli conviene. Ben venga, un giorno, un aeroporto degno di questo nome! Ma fino ad allora, faremmo bene a chiederci se questo aeroporto Pitagorico sia davvero così indispensabile come vogliono farci credere.