Assegnato a Shuttleworth il Big Brother Award

Chi spia le spie?

L’associazione Big Brother Award ogni anno assegna diversi premi a determinate aziende ritenute reponsabili di compromettere la nostra privacy. Spionaggio, furto e scambio di dati, mercificazione della privacy e quant’altro, temi molto in voga ultimamente. Questa associazione, attiva in diversi paesi del mondo, consegna questo poco ambito premio a chi è poco attento agli aspetti sopra citati, e di mezzo ci sono già andati Facebook, Apple, Sony e Dropbox, per citare nomi noti, ma non sono state escluse entità come Telecom Italia o il Ministero dell’Interno!

Quest’anno però accade una cosa particolare: il premio viene assegnato a Mark Shuttleworth, fondatore e massimo esponente di Canonical, società che gestisce lo sviluppo di Ubuntu. L’associazione Austriaca del BBA ha scelto questo target per via dell’unione creatasi tra Ubuntu e Amazon.

Se ci pensiamo bene, Stallman ci aveva già avvertito diverso tempo fa.

L’assegnazione di questo premio sta facendo discutere. Di fatto, Ubuntu è il primo sistema operativo Linux ha ricevere questo premio.

Sui forum e sui blog i commenti si sprecano. E’ vero che le ultime versioni di Ubuntu, di default, vengono rilasciate come spybot. Ma è altrettanto vero che per disabilitare il tracking, basta dare un semplice comando da terminale. Ma non è questo il modo di affrontare il discorso in questione.

Di default, il sistema operativo Ubuntu viene rilasciato con questo tracking attivo. Per i non addetti ai lavori, vuol dire che Ubuntu controlla costantemente cosa ricerchiamo, ed include nelle ricerche che facciamo sul pc (mi serve un file, una canzone, un film ecc) dei risultati commerciali. Hai scaricato l’ultimo cd di Justin Bieber? Bene, non solo vedrai la cartella con i tuoi preziosi file .mp3, ma vedrai anche dei collegamenti ad Amazon, che ti invitano a comprare il CD o vari gadget relativi.

Il fatto che Ubuntu sia uno dei sistemi operativi Linux più conosciuti (ed utilizzati), nonché uno dei più facili da utilizzare, rende la considerazione quasi scontata: centinaia di utenti che utilizzano il s.o. senza sapere di questo particolare. La si potrebbe paragonare alla pubblicità occulta.

Si potrebbe obiettare che la pubblicità è ovunque. Ed è vero. Non ci basta più quella che vediamo per strada, o quella che vediamo in rete. Ora la dobbiamo vedere ovunque. Sul telefonino, nella smart tv, nel proprio s.o…. Non c’è limite. Eppure, chi non si opporrebbe ad avere ogni giorno un desktop diverso, con wallpaper che cambiano con immagini pubblicitarie? Finché non è invasivo, va tutto bene, si pensa.

L’invasività però non è una cosa soggettiva. Un conto è sapere che hai una macchina e che puoi andare dove vuoi, un conto è sapere la macchina che hai, dove vai, ogni quanto vai dal meccanico o dal benzinaio. Stessa cosa per l’ambiente virtuale, un conto è sapere che hai un pc con un determinato o.s. ed usi un determinato browser (dati che possono essere utili per stillare statistiche, come i possessori di macchine nuove e usate in un paese/città), un conto è invece sapere tutto sul tuo modo di usare il pc: quando lo accendi, cosa fai prima e dopo, che siti visiti, quanto tempo dedichi alla lettura di documenti e quanto ne dedichi all’ascolto di musica. Sono due modus operandi completamente diversi.

Ciò rende Ubuntu un sistema operativo pericoloso? Da scartare a priori? No. Sono e rimango dell’idea che Ubuntu sia una buona base di partenza per chiunque si vuole avvicinare al mondo Linux senza avere alcuna conoscenza. Tuttavia, non si può paragonare il concetto di “libertà linuxista” con il concetto di “faccio quello che voglio“. Linux non và utilizzato perché é gratuito, ma perché é libero. Libero appunto da questi schemi preimpostati, che per fare cassa suggeriscono la pubblicità ovunque. Libero, fino a qualche tempo fa, anche dalla logica del mercato.
Disabilitare le shopping lens è facile, è vero. Ma il brutto gesto rimane. E continua, non sembra voler essere abbandonato, almeno per ora. Questo mi fa pensare che Canonical stia ragionando in termini economici, di profitto. Un profitto di basso livello, il semplicissimo scambio commerciale. Ed ha reso Ubuntu una sorta di vetrina dove esporre i prodotti di qualcuno. Una mossa commerciale biasimabile, anzi, apparentemente poco proficua. Eppure sta li, nell’eventualità…Viviamo in un epoca in cui stiamo regalando noi stessi per soldi, che neppure riceviamo. Creiamo ricchezza a qualcuno nel nostro tempo libero, con qualche click. E’ un epoca surreale, ma ne siamo tutti assuefatti. Il feticcio della merce è più importante della merce in se, e pur di usare, consumare, condividere, accettiamo tutto quello che ci viene imposto (avete visto l’episodio HUMACENTiPAD di South Park? Vi invito a guardarlo). In questo modo, imponendo, ci ritroviamo tutti spiati e controllati (o monitorati, che dir si voglia), e sembriamo pure felici di esserlo, se in cambio abbiamo un bene di consumo come uno smartphone, l’emblema perfetto della tecnologia stagnante dietro false innovazioni.Ah, che discorsi da vecchio direte… ed è vero. Di egemonia culturale e di imperialismo supremo se ne parlava già un secolo fa (più o meno). Eppure, mi vien da dire che qualcuno, in quel periodo, ci aveva visto lungo.Il pinguino è un simbolo di libertà. Mercificare anche questo vuol dire tradire gli ideali che si sono costruiti in tutti questi anni. Per qualche spicciolo.