La decadenza della grande N

Tempi duri compà

Ricevo la newsletter Nintendo dal Febbraio 2006. Ne sono passati di anni da allora. In quell’anno acquistai la Wii, dopo un lungo trascorso sul Gamecube. Eggià, io sono di quelli che alla PS2 preferì il Gamecube. La console mi sembrava interessante, ma già all’epoca campai di speranza. Per fare un esempio, mentre su PS2 spopolava Here Comes the Pain, su Gamecube ancora giravano quelle mezze porcherie di Wrestlemania… Quando uscì Day of Reckoning, era un mezzo miracolo! Il Gamecube aveva una linea ben impostata, ossia la predilezione verso titoli interni. E proprio per questo il Gamecube non decollò più di tanto.

Nel 2006, la rivoluzione: il Wii. Questo non rappresentava solo un’innovazione in campo videoludico, inteso proprio come approcio al gioco, ma sarebbe dovuto essere anche l’inizio dell’apertura da parte di Nintendo a titoli di terze parti. Il tutto partì molto bene, titoli come Scarface o Il Padrino su Wii resero molto bene, per non parlare dei diversi Call of Duty pubblicati. Ma il “ritardo” accumulato era tanto. Il confronto grafico non ha mai retto, e la grande N in realtà non si è mai aperta più di tanto. Le durissime critite ricevute, non solo per i vari CoD, ma anche per altri titoli importanti come i Need for Speed, oltre che per tanti altri titoli, non si contano. Nonostante ciò, il Wii è una delle console più vendute per il suo nuovo approcio al gioco, e per moltissimi passatempi gradevoli come Wii Sport, tutt’ora giocatissimo.

Se si guadagna da una parte, si perde dall’altra. Il parco giochi della Nintendo si è auto-recintato in un continuo riciclo di titoli, che ha portato il Wii ad essere snobbato per mancanza di titoli già dopo qualche anno dalla sua pubblicazione. Il colpaccio della grande N sarebbe dovuto essere il Wii U, altra innovazione con nuovi titoli e ulteriore apertura… ma era un copione già scritto.

La Nintendo perde pezzi. E soldi. Dopo il preannunciato flop del 3DS (quante console portatili dobbiamo avere?), anche il Wii U sta cadendo a poco a poco nel baratro, e probabilmente finirà come è finita per il Wii. Sia ben chiaro, la Wii ha venduto oltre 100 milioni di copie dalla data di lancio, circa 20 milioni di copie in più rispetto all’Xbox360 o alla PS3. Eppure, nonostante il record, la console si è attirata non poche critiche. Sopratutto sul versante dei porting .

Effettivamente, la Nintendo vive di un mercato di nicchia. Molti degli attuali giocatori (escludendo i cosiddetti casual gamers) hanno già un trascorso sulle console Nintendo, e si parla di più o meno due generazioni: quella degli 8 bit, vissuta nei primi anni in assoluto dei videogame, e quella più recente delle console-war, che tutt’ora va per la maggiore. Da una parte quindi abbiamo una sorta di giocatore storico, che si diletta ancora oggi a giocare ai primi Zelda, a Super Mario, o ancor più ai Pokémon, e che quindi vede in ogni remake un modo per poter estendere questa sua lunga (spesso lunghissima) avventura. Dall’altra, abbiamo un giocatore statico e dinamico allo stesso tempo: statico perché anche lui cerca e trova dei titoli in cui impegnarsi a tempo pieno, seguendoli nel corso del tempo, ma allo stesso tempo li cerca nell’ambiente migliore per le sue esigenze. Saghe come Assassin’s Creed, Grand Theft Auto o Call of Duty (per citare titoli molto noti), offrono tutte delle esperienze di gioco importanti, indipendentemente se giocate su PS3 o Xbox360. La scelta poi ricade in base al parco giochi offerto, da altri titoli di punta, dalle esperienze online e multimediali.

Va anche specificato che la vecchia generazione è ormai in via di estinzione. Una volta, il percorso era più o meno obbligato, ed i titoli disponibili erano pochi. Oggi, trovare un ragazzo che rispolveri i vecchi classici videoludici, anche su un emulatore, è estremamente difficile. E non parlo solo versante Nintendo: oggi Resident Evil, ad esempio, è cambiato quasi radicalmente, è diventato quasi uno sparatutto. Il senso del distacco si avvertì già dal 4° capitolo (uscito, a pari merito, su quasi tutte le console), che però passò per buono. La rottura effettiva con il filo storico si ebbe con il 5° capitolo. Un ragazzo, oggi, giocando al 5° e al 6° capitolo, avrà una visione completamente diversa da coloro che giocarono tutti i titoli, compresi i vari spin-off. Ne tantomeno troverà piacevole i vecchi stili di gioco, perché, ovviamente, i tempi cambiano. La telecamera fissa? Un abominio. Ne apprezzerà vari titoli storici, come Silent Hill o Parasite Eve. Il distacco storico avviene, sempre, in tutti i campi della vita.

Ma, mentre le varie case si adeguano ai cambiamenti, nel bene e nel male, la Nintendo appare statica. Ferma sulla sua posizione. I titoli riproposti, non solo sono sempre gli stessi, ma offrono sempre le stesse esperienze di gioco. Questo crea una monotonia ed uno stallo incredibile, che porta, a poco a poco, al distaccamento totale. L’idea del Wii Remote ha tenuto parecchio, ed è stata la vera ed unica motivazione della diffusione del Wii. La possibilità di interagire direttamente tramite dei gesti all’interno del gioco. Tendere un arco, giocare a golf o imbracciare un fucile: l’esperienza di gioco appariva più interattiva, più completa. Titoli come Zelda, Red Steel e No More Heroes sono andati alla grande, come anche Scarface o Il Padrino (dove per strangolare qualcuno bisognava fare l’esatto gesto con le mani). Ma poi, tutto si è fermato qui.

Nuovi titoli? Nuovi IP? Online e community? Niente. Abbiamo visto le altre console fare passi avanti, ma non la Nintendo, che manda ancora Newslettere sui “nuovi” giochi dei Pokèmon e di Super Mario. Non me ne vogliano gli appassionati, ma c’è anche da capire che per restare in vita questo non basta. Sopratutto ora che le generazioni stanno distaccando dai vecchi classici, e si stanno addentrando nella nuova era di gioco. La politica interna della grande N è sempre stata chiara, cercare di mantenere in vita il proprio ecosistema di titoli e giochi. E su questo, tanto di cappello, nessuno meglio della Nintendo è riuscito a preservare nella storia una determinata lista di titoli. Solo la Capcom è degna di nota sotto questo aspetto.

Purtroppo, come la storia ci insegna, questa eccessiva chiusura non porta da nessuna parte. La gente vuole titoli nuovi, ma sopratutto vuole nuovi modi di giocare. Oggi la chiave è l’interattività, il multiplayer, i co-op, non più il solo gioco su disco, statico, ma un gioco proiettato nel futuro più prossimo, con dlc, download, aggiornamenti e così via. L’interattività, in poche parole. Ciò non toglie che, ovviamente, molti grandi titoli sono già perfetti, e non hanno bisogno di queste aggiunte, sempre più frequenti in molti giochi.

La Nintendo con il Wii Remote, come già detto, ha soddisfatto moltissime persone. Ma ora, come andrà con il Wii U? Per ora va male. Si è fatto un passo avanti ed uno indietro. Si è aggiornato un versante, ma si è tornati indietro su un altro. Statisticamente, non si è andati ne avanti ne indietro, si è rimasti fermi. E questa è la peggiore morte di tutte. Credo che la Nintendo debba necessariamente aprire di più agli sviluppatori di terze parti (in molti si sono lamentati di quanto sia difficile ottenere i kit di sviluppo), debba lanciare molti più giochi, e aprirsi a dei temi trattati sempre con occhi di riguardo (la censura di titoli splatter e sparatutto è venuta un po’ meno nel corso del tempo, ma è sempre rimasta). Questo non mirerebbe all’immagine della Nintendo, anzi, credo che la farebbe apparire più appetibile, anche ad un hardcore gamer.

Io, che adoro avventurarmi a cavallo di Epona, ogni tanto ho voglia di mettermi in macchina con Cj e fare un po’ di danni in tutta Los Santos. Dover cambiare di volta in volta, e spostarmi da una console all’altra, è una seccatura non da poco. Sopratutto quando di potrebbero avere più titoli disponibili su una sola console. Il primo periodo del Wii è stato indimenticabile, tra sparatutto, adventure e classici. Ma ora?