Chiamatela Ignorante

Marilina Intrieri
Il garante (dis)onorevole

Ormai l’arroganza e la presunzione della classe politica in generale, che si trovi a destra al centro o a sinistra, ha smesso di stupirci. E’ come se ci fossimo oramai abituati a vedere queste persone così distaccate, così distanti da noi e dai nostri problemi, tanto da ritenere impossibile che loro capiscano i nostri disagi, quotidiani e non. Anzi, a dire il vero è proprio questa la realtà. Anche se si milita in un gruppo politico, sopratutto al sud, questa distanza è infinita. Anche se ti capita di vederle queste persone, giorno per giorno, ti sembrano sempre distaccate e lontane. Alienate dal contesto.

Nonostante ciò, qualcuno ci prova a fare il simpaticone. Riesce a strappare qualche sorriso, a risolvere qualche piccolo problemino, è attivo, si fa vedere… Tante piccole cose che riescono a spostare l’attenzione delle persone dal cosa fa a come lo fa. E poi, anche se ad eventuali problemi più grandi non ci pensa, la cosa passa in secondo luogo, perché in fondo è una persona brava, che ti ha dato una mano, che non si dimentica ecc. ecc. ecc. Basta dare il contentino, insomma. E certo, mi rendo conto che è una logica assolutamente controproducente, ma è comunque diffusissima, sopratutto in terra Calabra.

A parte qualche simpaticone, c’è anche chi ha dimenticato la simpatia a casa o chissa dove. Ed assieme alla simpatia, spesso ci si lasciano anche tante altre cose, come il buon senso, o peggio ancora, i propri doveri. E questo sembra essere proprio il caso della signora in foto, Marilina Intrieri, che tra l’altro è il Garante per l’infanzia della Regione Calabria. Un esempio di garante-ignorante.

Ma facciamo un passo indietro. Potete leggere l’articolo dedicato sul sito del Corriere della Sera, ma farò comunque un breve riassunto. La signora Intrieri doveva visitare il CARA di Isola, non tanto per le drammatiche situazioni che portarono qui qualche mese addietro il ministro Kyenge, ma, essendo garante dell’infanzia, per effettuare un sopralluogo e rendersi conto della situazione che i soggetti minorenni sono costretti a sopportare, per una serie di altri centinaia di motivi che non discuterò qui.

Ma la signora ha disertato. Avesse avuto una malattia, un infortunio, o qualunque altro grave impedimento. Macché. La signora ha rifiutato perché, sulla lettera inviatale dalla prefettura di Crotone, non le era stato attribuito il titolo di onorevole. Ma solo quello di dottoressa. Senza la correzione non si va da nessuna parte.

Sarebbe bastato un riferimento in risposta, ad esempio in fondo alla lettera. Un piccolo richiamo, parzialmente tollerabile. Ma alla signora evidentemente non andava bene. Alto è stato il disonore! Tant’é che per tutta risposta ha rimandato indietro la lettera, scrivendo nero su bianco che si sarebbe aspettata la stessa corrispondenza re-inviata con la correzione.

Facendo un poì il punto della situazione, questa signora si è rifiutata di fare il suo lavoro, il suo dovere, solo perché su una lettera non le era stato scritto “onorevole”. Il titolo. Da questo atteggiamento, immaturo, classista, provocatorio e irresponsabile, ne scaturisce solo una cosa: tempo perso. Per quelle persone, nel centro di accoglienza, tempo perso a sperare una svolta. Per noi, assuefatti cittadini, si tramuta solo in rabbia. E vergogna. Perché una pretesa del genere è semplicemente vergognosa.

Tra l’incredulità e lo sconcerto, io mi stupisco che i quotidiani locali, Crotonesi in primis e Calabresi poi, non abbiano dato tanto eco alla vicenda. Forse sono più demoralizzati di noi, e manco ci provano. Forse ci sono poteri politici. Ma tant’è.

Sarà anche vero che oggi il titolo si guadagna (non esisteva parola più esatta) e poi ti rimane a vita. Ma vi consiglio di leggere un bel libro, di Anthony Appiah, ossia Il Codice d’Onore. Giusto per capire che cosa sia l’onore, o comunque per farsi un’idea. Una cosa che dovrebbe essere scontata, oggi, è che l’onore non sta nel titolo. Ne tantomeno l’onore, quello vero, si può comprare o guadagnare.

Concludendo, cercare di ottenere il rispetto di qualcuno attraverso l’attribuzione di un titolo, è una cosa effimera, inutile, inefficace, ma sopratutto ignorante. E prendersela così, è assolutamente inopportuno. Tanta rabbia per cosa? Perché si pretende di essere qualcosa che forse non si è? In tal caso, meglio alzarsi le maniche.

Quindi, anziché onorevole, alla signora chiamatela ignorante.