PRISM, spionaggio, controllo: roba vecchia

Logo del programma PRISM

In questi giorni sta facendo scalpore una notizia interessante. È saltato fuori un “nuovo” programma di controllo, chiamato PRISM, che, detto in parole povere, raccoglieva dati ed informazioni su milioni di uenti (non solo USA) attraverso i siti più frequentati di sempre, quali Google, Yahoo, Facebook, Youtube, ecc.

Facebook è stata la prima ad ammettere che, effettivamente, su richiesta della NSA, comunicava dati riservati al governo, al fine di favorire la sicurezza nazionale. Come sia resa possibile (a livello tecnico) una cosa del genere, non ci è dato saperlo.

Poco tempo dopo, addirittura uscì fuori che il governo degli USA stava acquisendo informazioni genetiche (ossia tracce di DNA) di milioni di suoi concittadini. Una roba che effettivamente mette i brividi, anche perché stiamo parlando di una clandestine operations, ossia di un programma segreto non noto al pubblico.

Il programma, avviato nel 2007, è divenuto noto solo in questi giorni (Giugno 2013), per via delle “nuove” rivelazioni di Edward Snowden, ex agente della NSA, che ha rivelato tutti questi segreti. Di segreti ce ne sono ancora molti, ed usciranno a mano a mano.

Per un momento, non soffermiamoci sul progetto in se, ossia sul PRISM. Soffermiamoci su quanto sia vecchio e ripetitivo il nostro mondo. Orwell scrisse 1984 nel 1948, nell’immediato dopo guerra, ed il suo libro è divenuto quasi un testo scolastico. Le “paranoie” di Orwell rispondevano ad una “paranoia collettiva”, in quanto erano moltissime le persone che avevano il timore di essere controllate in tutto e per tutto. Ed è una paranoia storica, è dai tempi più antichi che determinati elementi decidevano di vivere allo stato brado pur di non essere schiavi di una determinata società.

Insomma, può esserci un nome nuovo, ma la solfa è sempre la stessa.

Prime forme di controllo e di rifiuto

Sin dalla notte dei tempi, nelle civiltà organizzate sia socialmente che politicamente, vigeva una sorta di controllo passivo. Passivo perché si basava solo su uno schedario di persone, divisi (detto in modo molto generico) tra buoni e cattivi. Se pensiamo che la carta d’identità o lo schedario della polizia siano cose recenti, ci sbagliamo di grosso.

In passato, anche se non avevi un nome (o non lo volevi fornire), ti veniva assegnato un soprannome. C’èra il pastore, il macellaio, ed il ladro. Tutti erano conosciuti, soprannominati, ed i loro “nominativi” erano presenti nei registri statali/del regno. Quelli dei criminali, prima, erano i più importanti, e più ricchi di informazioni per un facile riconoscimento. Gli altri, erano più informali, e servivano per lo più per la consegna del cibo o per gli scambi commerciali.

Potremmo affermare che la vita detta civile è da considerarsi “dare e prendere”. Nella vita civile, sociale, organizzata, acquisiamo delle comodità, dei benesseri, che però dobbiamo ricambiare in qualche modo. In passato (come oggi) vi erano imposte ingenti per far parte di un regno. Oggi c’è sopratutto un controllo preventivo, quasi a voler intendere che questa società debba essere composta da una elite di persone, ed i cattivi possano essere identificati nell’immediato. Affiancato da imposte ingenti e regole senza senso.

I primi “pazzi” che rifiutavano tali controlli preventivi, negli USA iniziarono fin dalla fine dell’800 (anche se in realtà i primi a rifiutare le nuove assurde regole sociali furono gli Indiani d’America, che ottennero una bella sorpresa per la loro non collaborazione). Avete presente l’immagine comune del barbone che vive con la stagnola in testa per non far sentire cosa pensa ai satelliti spia? O l’altrettanto comune figura del barbone abbandonato che conosce segreti incredibili, ma che viene scambiato per un pazzo alcolizzato?  Bèh, sono delle figure realmente esistite, prevalentemente dopo la WWII, ma sopratutto dopo la guerra del Vietnam.

La prima forma di controllo, passiva, è il documento. La patente. Il porto d’armi. Tutte quelle documentazioni che costruiscono un tuo profilo in modo abbastanza stilizzato. Si possono unire a dati medici, o alle multe stradali, per avere un quadro un po’ più chiaro. Ma parliamo sempre di una sorta di controllo passivo, ossia che non è in costante aggiornamento, un controllo che si aggiorna solo quando raggiungiamo un qualcosa. Bene o male che sia. Ed, in ogni caso, è una forma di controllo accettabile.

Auto-controllo e deperimento cerebrale

 Più si va avanti, più ci si migliora. O così ci pare. Per rendere più vivibile una società, intorno alla metà del ‘700 si cambiò direzione: basta con questo controllo centralizzato, facciamo in modo che a controllare siano i cittadini stessi. Un esempio all’Italiana dell’epoca erano i Sanfedisti, che ben coalizzati tra di loro cercavano e reprimevano con la forza i Giacobini (i Francesi). Prima di loro (ed anche contemporaneamente) c’éra l’inquisizione, anche se quel fenomeno và considerato con occhi diversi.

Per tornare al concetto di base, in epoca piuttosto recente si passò dal solo controllo passivo ad un più amplio controllo popolare. Questa forma di controllo divenne ancora più pressante, dato che non si basava su quattro scartoffie aggiornate di tanto in tanto, ma sul quotidiano. Le persone iniziarono a “comportarsi a dovere”, per non finire impalati o bruciati vivi. Nasce così il dovere civico di informare le autorità quando si nota qualcosa di diverso/sbagliato (allora le due parole andavano di pari passo), ed allo stesso modo, in questi anni lontani, nascono le convenzioni sociali più profonde, che ci portiamo dietro ancora oggi!

In questo modo, non si aveva solo un quadro ufficiale della persona, ma anche uno “per sentito dire”. Andando avanti però, la situazione si è alleggerita, fino ad arrivare ai giorni nostri. Con i nostri traguardi tecnologici, non viviamo più come una volta. I nostri nemici non sono più le streghe, i Francesi o chi sa leggere. Ora sono altri, hanno turbanti e lanciarazzi (l’archetipo di terrorista).

Ma oggi, non si vive neppure più come una volta. Oggi si vive decisamente meglio. Abbiamo più comodità. Ed il controllo che viene applicato oggi avviene proprio attraverso queste comodità. Non serve più nemmeno controllarsi e controllare, dato che ci auto-controlliamo senza troppi problemi. Se vuoi usufruire delle nuove comodità, devi scendere ad un compromesso. Ed il compromesso, oggi, è proprio il controllo.

Il paragone più semplice è la vita come dato statistico. In molti si posero il problema di diventare solo dei numeri, delle percentuali, ma molte più persone il problema non se lo sono posti affatti. Ci si chiede, dov’è il problema? Pur ammettendo che mi controllano, che se ne fanno dei miei dati? Che gli interessa sapere? Che scoprono, che metto mi piace alla Nutella?

No. Qui entra in atto il deperimento celebrale, ossia una nuova sorta di moda (molto apprezzata dalla  nuova bit generation). Come ogni moda, è una cosa altamente priva di spessore. Frivola. Inutile. Ed, nel modo più puro mai visto fino ad oggi, questa moda ti consiglia di sbattertene, che tanto sono paranoie inutili. Scrivilo a gran voce su face.

Purtroppo, la situazione è ben diversa. Esiste realmente la necessità di un controllo preventivo? A che pro? Un controllo preventivo di quello che dici al telefono, su una chat in rete, in un bar mentre si parla di politica, sono parole. E l’Italiano medio non è più di questo, solo parole. Sono molti gli Italiani che al bar gridano che vorrebbero uccidere il politico tizio o caio, ma poi quanti di loro lo fanno? Il punto focale non è il discorso, ma proprio il controllo. Nel senso più puro del termine. Puoi essere scolarizzato e corretto a dovere, se sanno che ragioni in un modo diverso. Puoi essere indebolito, la tua grinta può essere ridotta, il tuo essere può essere minimizzato agli standard. L’adeguamento, l’omologazione sociale, è una delle armi più forti mai utilizzate contro l’essere umano.

Oggi non ci pensiamo, ma l’adeguamento sociale è cambiato. Negli anni passati, l’adeguamento sociale era forzato. Dovevi avere la tessera del PNF, sennò manganello e olio di ricino. Dovevi adorare Stalin e il suo regime, sennò gulag e lavori forzati. Solo in seguito si cambiò modus operandi. Oggi, si cerca l’omologazione sociale. Non più divisioni tra borghesia e proletariato, bensì omologazione. Il concetto che passa oggi è che siamo tutti uguali. Ma solo a livello teorico. Il personaggio televisivo, il politico, sono su un piano di attenzioni maggiori. L’uomo o la donna che segue questi modelli, tende ad uniformarsi a loro. Così il ragazzino e la ragazzina, quando vedendo l’essenza del mondo di oggi iniziano a vestirsi nei modi più improbabili. Non è più omologazione forzata (e spesso non condivisa), ora è una omologazione “voluta”, desiderata.

In piccolo, succede questo. In grande, pure. Noi, come stato e come Europa, ci adeguiamo agli standard USA, perché ci sono stati imposti (dalla WWII ad oggi). Troviamo più piacevole lo stile di vita Americano  che quello Turco. Anche perché chi lo conosce quello Turco?? E gli USA, che finanziano economicamente Europa ed Italia, ci tengono ad osservare come spendiamo i soldi che ci danno. Per questo, ci controllano. E per lo stesso motivo, controllano tanti altri paesi del mondo.

Questo controllo nasce e si alimenta dall’omologazione dei sistemi sociali al “sistema USA”. Avendo questa nazione un così ampio controllo sul mondo, è facile controllare anche i pochi “alternativi” che vorrebbero resistere. Qui entrano in gioco le alleanze strategiche, le missioni umanitarie e così via. Scuse, per espandere un controllo quasi globale. Il deperimento cerebrale nasce quando un individuo si auto controlla, quando preferisce adeguardi piuttosto che ribellarsi. Sistemarsi piuttosto che farsi domande…

Sterili conclusioni…

Però, dopo più di 1550 parole, ti rendi conto che sono cose già dette. Prima di noi, quanti lottatori per la libertà? Quanti sacrifici? Quante perdite? Innumerevoli. Il punto focale della discussione è sempre lo stesso. E la conclusione qual’è? Che all’interno di uno stato, o più ampliamente di una democrazia, non si può essere pienamente liberi. Bisogna adeguarsi ai sistemi/meccanismi che fanno andare avanti lo stato. O l’impero.

Quando i meccanismi diventano insostenibili, arriviamo alla situazione attuale. Arriviamo ad una società dove il motto è “fuori dal culo mio, dove và, và!“, una società insostenibile, in quanto non basa i suoi sforzi su come migliorarsi, ma si sforza e spende energie nel proteggersi dagli altri. Dai nemici. Un po’, ritornando sopra, come i Sanfedisti non volevano i Giacobini.

Riassumiamo. Lo spionaggio esiste per due principali motivi, ossia:

  1. Come un datore di lavoro può controllare un dipendente, o un genitore può controllare un figlio, un padrone può controllare uno schiavo. Ed, in questo caso, il padrone ha molti più mezzi rispetto al genitore o al datore di lavoro, anche perché dispone di più fonti di attacco.
  2. Avere tanti schiavi, che è possibile controllare, rende più facile il controllo anche di chi non è un nostro schiavo. Si crea così una rete globale di controllo, ed i paesi vicini a degli schiavi (ad es. la Croazia, la Slovenia ecc) diventano facili bersagli di spionaggio indiretto. Così, si può prevenire non solo la rivolta dei propri schiavi (che in qualche modo dipendono da noi, e quindi è difficile che accada), ma si può anche capire se avverrà una rivolta tra i non-schiavi. E quindi, mettersi in mezzo per sedarla, ed aggiungere un nuovo paese che ci deve qualcosa.

Ritengo che questo sia il più semplice metodo di colonizzazione moderno. Un po’ come è successo nel medio oriente. La stessa cosa accadde a noi, anni prima.

Come detto sopra, tutto già detto. Non scandalizziamoci. Siamo figli del progresso!