Infinocchiare

Foeniculum vulgare
Foeniculum vulgare

Un curioso modo di dire è quello che riguarda gli infinocchiamenti. Lo sentiamo spesso, e lo conosciamo tutti. Ma sapete perché, quando temiamo di venire raggirati da qualcuno, si dice “ci vogliono infinocchiare“?

A quanto pare, avendo questa pianta un sapore molto deciso, in passato veniva utilizzata nelle cantine per servire del vino scadente. Il vino, conservato nelle botti, poteva anche essere prossimo all’acetificazione (o peggio ancora quasi rancido), ma basta qualche spicchio di finocchio per farlo sembrare quanto meno buono. Inizialmente l’abitudine prese piede, finché qualche somelier di vecchio stampo non si accorse che senza quel gradito antipasto il vino faceva letteralmente schifo. E da qui, deriva il modo di dire “farsi infinocchiare“.

Va anche specificato che sin dal medioevo la parola “finocchio” stava ad indicare una persona infida, cattiva, non buona, dai comportamenti scorretti. Proprio grazie a quest’ultima interpretazione, il termine venne appioppato anche agli omosessuali, in quanto uomini dai comportamenti scorretti o non buoni.

Insomma, in questo caso siamo di fronte ad una parola che, storicamente, rappresenta cose poco gradevoli, e la stessa pianta è apprezzata e odiata. Nella cucina locale, spesso il finocchio viene utilizzato per dare sapore a dei piatti poveri, e nel meridione (o almeno nel Crotonese) la piante del finocchio è considerata una pianta stupida. Magari probabilmente come retaggio della cattiva nominata che aveva in passato.