Il COISP e la solidarietà agli assassini

Non mi va di postare la foto di Aldrovandi anche qui. Purtroppo, ha fatto il giro del web e delle televisioni per molto, troppo tempo. Eppure, anche se quell’immagine di un giovane esanime, straziato e disteso sul suo stesso sangue, è stata così presente nelle nostre vite per un lasso di tempo non indifferente, in Italia succedono delle cose paradossali: dei poliziotti che manifestano per dimostrare solidarietà ai loro colleghi, colpevoli di omicidio.

Perché questo succede in Italia. E’ vero, non abbiamo quello slogan molto americano sulle gazzelle (To serve and protect), ma di fondo le forze dell’ordine dovrebbero fare questo. Eppure, ritrovi una parte di questi servitori del cittadino in una piazza, sotto l’ufficio di una donna. Una madre, che ha perso il figlio sotto i calci e i pugni di quattro agenti di polizia, convinti di “fare il loro lavoro”. Non si sa come.

Eppure, questi quattro agenti di polizia sono stati condannati per omicidio colposo, quindi non volontario. E’ successo per caso, stando alle carte. Ma dalle immagini, si direbbe tutt’altro. Anzi, sicuramente quel povero ragazzo è stato pestato a morte. Ed i calci ed i pugni, da che mondo è mondo, non partono da soli, a casaccio.

Non so come sia umanamente possibile una cosa del genere. Con quale logica contorta, con quale ignoranza possano aver ragionato quei quattro idioti che si sono presentati alla “manifestazione” in quella piazza. E non sto parlando del sit-in proprio sotto l’ufficio della donna, sto parlando proprio dell’organizzazione di una manifestazione con questo fine. Sono cose che non dovrebbero proprio esistere.

Ancora più sconcertante non è solo l’atteggiamento di Salato in piazza, ma le dichiarazioni di Franco Maccari, il segretario generale del COISP, che con una logica molto subdola riprende il discorso dicendo che quando la polizia fa il suo lavoro nessuno la considera, ma quando si commette un errore se ne parla per 8 anni. Purtroppo, a Maccari manca il senso di realtà. Non si tratta di commettere errori. Un errore può essere scambiare un uomo o una donna per dei criminali e fargli passare del tempo in cella. Pestare a morte un ragazzo non è un errore, è un atto voluto e perpetrato. Qui sta la differenza.

Il potere è arroganza, non c’è niente da fare. Maccari avrà anche ragione nell’affermare che quando le forze dell’ordine fanno il loro dovere nessuno le vanta, ma in fondo io quando esco dal lavoro non vengo riempito di “grazie” e “ottimo lavoro”. Il mio lavoro è dovuto a chi me lo chiede, funziona così. Se il mio lavoro è proteggere e servire, devo farlo, punto. Anzi, che le operazioni della sbirrama finiscono in tv e sui giornali, anche quando sono cavolate. Quindi, non diciamo fesserie.

Morale della favola: degli iscritti al COISP manifestano solidarietà a dei loro colleghi, condannati per omicidio colposo. Certe volte mi chiedo come sia possibile una cosa del genere, ma poi penso che in Europa ancora si manifesta simpatia per le idee Naziste, e che in Italia una simpatica compagnia di persone ogni anno si raduna per manifestare memoria e onore ad un certo duce…