Gli Italiani e la fobia dei Comunisti

Il Comunista
Simpatica caricatura di un comunista

L’Italia è un gran bel paese. In realtà è un paese molto moderno, veramente avanzato come il resto del mondo occidentale. Anzi, è veramente adeguato al resto del mondo moderno. Quel mondo che si definisce democratico e libero. E non c’è paura più grande per uno stato o per una nazione, oggi, del ritorno dei comunisti!

In questi giorni, Berlusconi sta pensando di ritornare in politica. Tutto il PDL e la destra in generale del bel paese, si è mobilitata per far tornare il Cavaliere Mascarato. Non c’è un motivo particolare, ma il grido è uno solo: non lasciare l’Italia in mano alla sinistra, non lasciarla in mano ai comunisti. Addirittura, Alfano si è messo a sbraitare con la sinistra, in quanto, secondo la sua logica, è colpa della sinistra se oggi siamo in questo stato così disastrato.

Gli Italiani sembrano daccordo. Aumentano i movimenti studenteschi di destra, ed anche i gruppo di destra. Nelle grandi università, paradossalmente, iniziano ad essere di più i movimenti da camerati che da compagni. Allora ho iniziato a pensare. Ho iniziato a chiedermi tante cose, partendo dalla più semplice delle domande: cosa sanno gli Italiani?

Crotone è una piccola realtà. Una città relativamente piccola, che con i suoi circa 55 mila abitanti offre comunque la possibilità di farsi un’idea del tessuto sociale. Il percorso delle scuole obbligatorie lo abbiamo fatto tutti (più o meno). E già li ci viene insegnata una cosa, a mio avviso, sbagliatissima: ci viene detto che il comunismo è come il fascismo, ma con colori diversi. A dimostrazione di ciò, ci viene detto che come esempi dobbiamo prendere le ultime applicazioni della teoria comunista in Russia, in Cina e nell’ex Jugoslavia, che si riassumo (effettivamente) in una “dittatura rossa”. Insomma, non ci viene spiegata la teoria comunista, ci viene solo detto che è alla stregua di ogni altra dittatura, ci viene solo raccontato l’andamento storico delle cose. Il resto, se vuoi studiare, lo devi fare tu.

In secondo luogo, se ingenuamente ci fanno associare i due movimenti politici con uno stesso minimo comune denominatore (ossia la dittatura), perché gli Italiani (ed il resto del mondo moderno) scelgono sempre la dittatura “di destra”? Perché si è sempre scelta la teoria capitalista a quella comunista?

A mio avviso, sul Comunismo c’è molta disinformazione. Sia a livello “tra amici” che nelle scuole. Tant’è che gli Italiani dei Comunisti c’hanno proprio la fobia! Impedire il governo alla sinistra (che non è comunista, fondamentalmente), dire no al comunismo, addirittura in Italia i comunisti vennero scomunicati. Perché questa avversione? Perché questi modi di fare “alla buona” che tendono sempre a sminuire la teoria comunista?

Vuoi per un fattore storico (che in Italia c’è, è forte e si sente tutt’oggi), vuoi per il desiderio di omologarsi al resto del mondo (con dei benefici tutt’altro che tangibili), l’Italia è prevalentemente Nera. Il fattore principale che spaventa l’Italiano Medio, quello che balla male, è la povertà. Se c’è un luogo comune su tutti, è che i comunisti siano poveri, sporchi e affamati. Il secondo luogo comune più affermato è che in caso di necessità, questi mangiano i bambini per nutrirsi. Per il resto, non esistono altre mozioni contro i comunisti (o, specificando, parlando con altra gente fino ad oggi non ne ho mai sentiti altri). Non mi sono mai sentito rispondere che la teoria del valore e del plusvalore sia una cavolata, ne tantomeno ho ricevuto una risposta adeguata. Solo frasi comuni. Brutti, sporchi e cannibali.

Quando invece si pensa alla vecchia e gloriosa destra Italiana, si pensa subito al leader dei leader, il Duce. Alla fermezza che aveva, ai suoi modi di fare, alla sua politica per la Nazione. Non si pensa a quando questa sia fallita, ben prima della fine della guerra. Ne tantomeno si studia come e perché sia fallita. E sopratutto, non si fanno dei collegamenti (che a me vengono spontanei) con il resto del mondo. Nel periodo della seconda guerra mondiale, si creò molta ricchezza con l’industria bellica, che ovviamente si autoalimentava. In Germania, con il Nazismo, la disoccupazione sfiorò lo 0% assoluto con l’impiego dei disoccupati nell’industria bellica e nella costruzione di opere pubbliche. Stiamo parlando di un’organismo teoricamente valido all’infinito, con la sola variabile della guerra: per mantenere tutto in questo stato, bisogna che la guerra continui. E la cosa, logicamente, non può durare all’infinito. Insomma, si rimpiange un’illusione.

Oggi, paradossalmente, siamo nello stesso stato di tanti anni fa. Siamo in una situazione di stallo, dove tutti si puntano il dito contro. E lo stallo, in questo caso, è una cosa brutta! Ci troviamo in una imparzialità da regime, e gli Italiani lo sanno. Abbiamo una classe politica e dirigente spoporzionatamente più avvantaggiata e agiata rispetto alla classe media della popolazione, e gli Italiani lo sanno. Gli Italiani chiedono uguaglianza, chiedono diritti, chiedono le dimissioni e addirittura i tagli degli stipendi ai parlamentari, che però rispondono picche. Ed effettivamente è giusto che rispondano picche. Loro sono il governo, loro decidono. Un concetto che ai fascisti ogni tanto piace, ogni tanto no. È anche vero che la gente, in generale, è molto volubile. Finché una cosa va bene, senza troppi giri di parole, sfruttiamola. Quando non ci va bene più, lamentiamoci. Finché l’ingannevole processo di arricchimento coinvolgeva un po’ tutti, tutti erano d’accordo. Oggi che ad arricchirsi non sono più le persone, ma solo determinati elementi, alla maggior parte delle persone la cosa non piace più. Ma che ci puoi fare… Gli è stato concesso di creare leggi personali, leggi che solo a leggerle il cervello ti si rifiuta di considerarle valide… ma finché tutti mangiano, stiamoci pure zitti.

Insomma, come al solito, è un po’ colpa di tutti se siamo in questa situazione. È un po’ colpa di chi, non avendo un’idea chiara e precisa, si affida a chi può farlo tirare avanti per un altro indeterminato lasso di tempo. Detto in altre parole, non si pensa al bene comune, ma a se stessi. E, cadendo ancor più nell’errore, si pensa che nella teoria comunista ci si debba dedicare solo ed esclusivamente agli altri, escludendo categoricamente la possibilità di avere una vita “agiata”. Insomma, errori su errori, incomprensioni su incomprensioni…

Insomma, è un fattore per lo più radicato. Anche se oggi non ci governano i comunisti, ci troviamo a vivere quegli scenari ipotetici tanto temuti. Mancanza di lavoro, fame, povertà. E di certo, non sono stati i comunisti a portarli. Sopratutto in Italia. Il paese Cattolico per eccellenza, che in chiesa professa sempre l’aiuto verso il prossimo, ma poi fuori ci pensa due volte a chi dare una mano.

Potrei concludere che l’Italiano teme i comunisti per via dei luoghi comuni. Teme i comunisti per una sbagliata immagine che tutt’oggi viene, volutamente, diffusa in tutto il mondo. E sopratutto, che come una brava pecorella raramente deciderà di comprarsi qualche bel libro (anche se ormai quasi tutti i testi si trovano in rete) e mettersi in santa pace a leggerselo. Raramente deciderà di analizzare obiettivamente tutti gli aspetti del vecchio secolo. Mai si sforzerà di andare oltre ai libri di storia, dove anche un documentario di Discovery Channel sarebbe migliore. Perché infondo in questo clima dittatoriale ci nasciamo e ci cresciamo.

È difficile credere a qualcosa che viene considerata da tutti sbagliata.