Il progetto “The Last Picture” per farci ricordare

The Last Picture
Questa capsula rimarrà nello spazio… per chissà quanto tempo!

Gli artisti, per definizione, sono delle persone molto particolari. Sebbene ogni opera d’arte può essere degna di nota, per quanto brutta possa apparire ai nostri occhi, alcuni artisti si distingueranno per sempre per il loro modo di fare, dall’uso particolare del pennello al diverso modo di vedere e concepire un blocco di marmo. Altri artisti invece, si distingueranno per sempre per i loro traguardi, altri per la loro popolarità, ed altri ancora per assurdità compiute. Probabilmente finirà in quest’ultima categoria Trevor Paglen, che sta portando a compimento un progetto ideato già nei lontani anni ’60.

Quest’uomo infatti, ha avuto l’idea di realizzare un bizzaro ma alquanto interessante progetto, ossia mandare in orbita una capsula contenente 100 fotografie, a testimonianza di quella che era la vita sulla terra, in vista di un’eventuale e imprevista fine del mondo. Il gioiellino, che vedete in foto, è fatto quasi interamente di oro, ed una volta pronto (si parla di qualche settimana, e si pensa che entro la fine del 2012 sarà già posizionato) verrà spedito a circa 36,000km di altezza, e sarà collocato sul satellite EchoStar XVI.

Il progetto è stato reso possibile grazie al MiT di Boston, che ha realizzato la struttura a prova di spazio e sopratutto di tempo. Salvo imprevisti come l’esposione del satellite, o una collisione con un corpo spaziale, questa capsula è stata progettata per durare in eterno.

Se vi state chiedendo quali fotografie siano state scelte, potreste rimanere delusi. Sebbene la ricerca delle 100 foto ideali sia stata fatto nel corso degli anni, e sopratutto con la collaborazione di importanti filosofi e antropoligi a livello mondiale, le fotografie scelte potrebbero non risultarci le più indicate per questo tipo di memento spaziale. Alcune immagini sono state rese visibili su Repubblica.it, ma se volete vederle tutte, dovreste prima acquistare il libro che questo giovanotto vuole rifilarci. Per l’appunto, un libro fotografico che non contiene solo immagini, ma anche la spiegazione del progetto, e del come/perché sia nato.

Ma veniamo alle foto. Queste saranno “stampate” su una sottile lastra di nano-etched (un materiale di cui so veramente poco), miniaturizzate e tutte rigorosamente in bianco e nero. Oltre ad avere un gusto particolarmente retrò la scelta del bianco e nero (che forse è anche una necessità), ancora più retrò sono le fotografie selezionate. Dagli anni ’30 fino ai primi anni del nuovo millennio, sono state scelte delle foto ritenute importanti, e sopratutto capaci di rappresentare l’immensa vastità dell’uomo sulla terra, di ciò che ha creato, di cosa è accaduto, ma anche dell’imponenza della natura, dei meravigliosi paesaggi che ci ha regalato,e non dimentichiamoci del mondo animale. Insomma, 100 foto che riassumono il nostro pianeta nel secolo più intenso che abbia vissuto.

Sebbene questo progetto sia veramente audace, non è detto che sia effettivamente utile. Solo una piccola cerchia di persone saprà che li, su quello specifico satellite, si trovano queste foto, e sebbene questa capsula sia attraente anche alla vista, e non sembra affatto un elemento “di serie” dei corpi satellitari, non è detto che chissà chi possa identificarla, un giorno, in un vecchio album fotografico. Oltremodo, non è possibile garantire l’eternità del progetto. Effettivamente, un satellite in orbita ha meno rischi di deteriorarsi rispetto ad una colonna dorica superstite su un promontorio in preda all’erosione, ma allo stesso modo è soggetto ad altri tipi di avversità. Sarebbe comunque bello, in qualche modo, se un giorno questo satellite perdesse il suo moto orbitale, per vagare finché possibile alla deriva nello spazio. È un po come lanciare un messaggio in bottiglia nell’oceano 🙂

Concludiamo con una ulteriore curiosità. Questa non è la prima capsula del tempo che viene progettata! La più famosa (probabilmente) è la capsula di Westinghouse, che venne creata nel 1939, e riempita con moltissimi oggetti di utilizzo comune all’epoca. Fu talmente apprezzata che una seconda versione della capsula venne creata nel 1964, e riempita con oggetti “aggiornati”. Queste due capsule (che hanno la forma di un missile) sono tutt’ora esistenti e sono sepolte sotto New York, destinate a durare circa 5,000 anni. Altrettanto famosa è la la Criptà della Civiltà, creata nel 1940 dall’università di Atlanta. È una stanza che rimarrà chiusa (udite udite) fino all’anno 8113! Ed esiste anche una sorta di capsula che si trova in orbita già da diversi anni. Si tratta del disco d’oro “The Sound of Earth“, che venne inserito all’interno della famosa sonda Voyager. La sonda attualmente si è persa oltre il confine del nostro sistema solare, e sta vagando diretta nell’infinito.