La “manifestazione” per la provincia

Stemma Provincia Crotone
Stemma della provincia di Crotone

Sabato 17 Novembre 2012. Doveva essere il giorno in cui tutti i Crotonesi si sarebbero messi a difendere con denti e bastoni la provincia. Il senso di appartenenza. Ma alla fine, il risultato è ridicolo. Circa 3000 manifestanti. Una miseria, considerando che questa cifra contiene i rappresentanti di tutti e 27 i comuni dell’attuale provincia. Ridicolo anche solo se consideriamo che a KR siamo circa 58.000 persone.

C’è un solo termine per spiegare questi eventi: FLOP.

L’aria che tira ora come ora è diversa. Ipnotizzati dai tubi catodici, gli automi moderni non fanno altro che ripetere sepre le stesse cose. Si fottono solo soldi. Sono tutti ladri. Io mi faccio il mazzo. E frasi simili. Frasi, fondamentalmente, vere e fondate.

È anche vero che alla manifestazione hanno partecipato solo le persone che volevano tenere il loro culo sulla poltrona (oltre ovviamente qualche cittadino che la provincia la vorrebbe mantenere sul serio). Persone intimorite dal fatto di poter perdere la manciacogna, e di restare a bocca asciutta. I soliti politici locali, che stanchi dopo un lungo corteo (di poco più di 1km) sotto la pioggia, dopo qualche fischio, hanno passato il resto della mattinata ai tavolini di un bar del centro, a fare l’aperitivo.

Una manifestazione senza capo ne coda, che delinea perfettamente i nostri rappresentanti politici. Che invece di arringare e incazzarsi (comportamento che, seppure inutile, almeno può “ingannarci” in buona fede), si fanno i fatti loro tra un campari, un crodino, qualche oliva e delle noccioline.

E allora, come faccio io a voler mantenere la provincia di Crotone?

Quando si parlava inizialmente del taglio delle provincie, ho fatto un ragionamento semplice. Diminuiranno i rappresentanti, ossia i dipendendi provinciali, ma non le persone da tutelare. Questo vuol dire che le circa 176mila persone che vivono nella provincia di KR passeranno sotto la gestione di CZ (che, dunque, dovrà gestire al meglio circa 500mila persone e più). Detto in altri termini, il denaro necessario per gestire 176mila persone, invece di essere assegnato a KR, verrà passato a CZ. Ovviamente, la gestione di queste somme di denaro saranno interamente affidate alla Città dei Tre Colli, ma fondamentalmente le somme per gestire l’attuale popolazione dell’interland Crotonese saranno sempre quelle. A meno che, non si decida di iniziare a tagliare qua e la, cosa comunque improbabile (almeno in parte) vista la quantità di persone del Crotonese.

Dunque, lo Stato avrebbe un guadagno sugli stipendi che non dovrà più emettere. Una somma alta, per noi poveri lavoratori, ma sicuramente irrisorea. Non una somma in grado di risanare il problema economico del bel paese, ne tantomeno il problema economico della Calabria o Provinciale.

Mettiamoci ora a lavare i nostri panni sporchi. La provincia di Crotone, dal ’92 ad oggi, non è stata una studentessa modello. Evitando di scendere in penosi cori da ultrà, e senza farci abbindolare dalle opere urbanistiche della nostra vicina della Calabria Ultra, noi siamo rimasti parecchio indietro come città, come amministrazione e come organizzazione. È innegabile. Ma nonostante tutto, basta avere una visione d’insieme della Calabria (non dei capoluoghi di provincia, ma di tutte le province nel complesso) per vedere chiaramente che siamo messi tutto nello stesso modo.

La qualità della vita in una città non si misura in base ai centri commerciali, come spesso succede da noi, ma su ben altri parametri. Il resto, sono solo specchi per le allodole, e molti ci cascano.

La Calaria è una terra vintage (visto che va di moda questo termine oggi, invece di dire vecchia). È rimasta com’era nel dopoguerra, solo qualche palazzo in più. I problemi di allora esistono ancora oggi, e nessuna provincia è riuscita a risolverli. Solo i centri più importanti (come i capoluoghi di provincia o i centri turistici più rinomati) hanno potuto assaggiare un tozzo di pane e migliorie, altrimenti, i paesini sconosciuti stanno tutti nelle stesse condizioni. Indipendentemente della provincia in cui si trovano.

Un esempio può essere proprio la provincia di Reggio Calabria. Già oggi si trova a gestire oltre 560mila persone, ma il modo in cui le gestisce fa alquanto discutere. La gente di solito pensa sempre di essere messa peggio che peggio, ma non è così. Il controllo che la provincia di Reggio ha sul suo territorio non è capillare. È l’esatto contrario. Anche nella stessa città di Reggio, sono poche le zone che ottengono una cura costante. Il resto della città, non se la passa come il chilometro più bello d’Italia o come il corso principale.

Per farla breve, sappiamo per logica che più è alto il numero di dati da gestire, più è difficile farcela da soli. Non è impossibile, ma è molto, molto difficile. Sopratutto in Calabria. Ma anche in tutta Italia, il discorso vale sempre.

Pertanto, lo Stato, con le sue competenze (che non ha), invece di annuire sempre e dare i soldi ai suoi figli viziati, dovrebbe pensarci due volte prima di favorire gli sprechi. Invece di assistere e ricoprire il ruolo di genitore, lo stato fa solo il bancomat, e non vuole avere problemi. Come per dire, io ti do i soldi, ma tu devi essere in grado di gestirteli. Cosa giusta e sacrosanta, ma solo se prima hai educato i tuoi figli a saper spendere. Non serve a nulla sequestrare il giocattolo che è stato comprato con soldi che dovevano essere conservati. Ormai, il “danno” è fatto.

Anche perché, regalando banconote qua e la, non solo si aggrava un po’ alla volta il problema del mancato equilibrio economico, ma si favorisce anche la svalutazione del denaro in se. Insomma, più problemi che il resto. Il male si cura alla radice, è inutile girarci intorno. Indipendentemente da quale sia, se il problema lo ha lo Stato Italiano, non può pretendere di curarlo con operazioni marginali e non mirate. Può solo tamponare la situazione.

Rendiamoci anche conto che il mangia mangia si fa ovunque, e che questo mangia mangia nella politica è bello che legalizzato. Non è solo un problema della Calabria (dove, si sa, si mangia sempre di più), o solo della provincia di Crotone. Non è che eliminando le province otterremo dei risultati positivi perché si mangia di meno. Di mangiare si mangia sempre assai. Al Comune, in Provincia, alla Regione e allo Stato. Se il calcolo è stato fatto correttamente, il risultato sarà lampante.

È per questo motivo che sono favorevole ad avere una provincia. È per questo motivo che vorrei una provincia per Crotone. È per questo motivo che vorrei uno stato degno di essere chiamato in modo tale. Solo che poi, dopo tante parole, mi ricordo di vivere in Calabria, e poi ancora in Italia 🙂