Lo “scandalo disumano” dei Rave Party

Foto da Rave
All’interno dell’orrore!!

È inutile girarci intorno, quando si chiede all’Italiano medio di ragionare in modo logico, questo si rifiuta, sempre! È più forte di lui, non ci sta! Sopratutto quando si tratta di analizzare un fenomeno poco conosciuto e mal spiegato, come quello dei Rave Party.

Chiediamo ad una persona adulta se sa cos’è un rave. Ci risponderà che è una riunione di spacciatori che, via internet, si mettono d’accordo con tanta altra gente per fare una festa senza autorizzazioni. Ci diranno anche che muoiono decine di giovani ai rave, che ci sono sempre scontri con le forze dell’ordine, insomma, dei gran brutti posti.

Sarebbe come chiedere ad una anziana se conosce un’altra religione oltre al Cristianesimo (anzi, oltre al Cattolicesimo). L’indottrinamento è radicato nella cultura globale, e funziona sempre. Funzionava ieri, funziona oggi, e funzionerà domani. Anzi, oggi pare funzionare ancora meglio!

Ovviamente, a complicare la situazione, ci si mette anche l’informazione. I rave fanno notizia solo quando ci muore qualcuno, o quando succedono scontri. Tutti quelli che vanno a buon fine senza problemi, ovviamente, non fanno notizia. Non si parla mai dei Free Party…

È vero. Ai rave gira molta droga. Come ne gira molta nelle discoteche. Nei pub. Nelle birrerie. In qualsivoglia attività può girare della droga. Le strade ne sono piene, e le persone ne sono piene. Ne hanno voglia. Non è difficile dedurre che se ci si vuole drogare, lo si può fare ovunque. Il discorso della droga è quello che va per la maggiore quando si parla di rave, perché si ritiene che ogni persona che ci stia dentro sia sballata (userò il termine sballo nell’articolo per sintetizzare il concetto di alterazione mentale). Non vorrei sconvolgere nessuna brava casalinga che da la paghetta al figlio per mandarlo in discoteca, ma il paragone è esemplare. Lo “sballo”, nel senso cattivo con cui viene visto oggi, è dietro l’angolo, ed è alla portata di tutti. Sta dentro un fiasco di vino come dentro una pasticca, sta dentro delle bottiglie di birra come dentro ad una cartina.

Potremmo aprire l’ennesima, lunga discussione sui reali effetti dello sballo sul corpo umano. Ma non in questo articolo. Lo farò più avanti. Limitiamoci ai dati statistici, quei dati senza i quali le persone più pignole non riuscirebbero ad argomentare una discussione. Ok, facciamo una ricerca sui morti da rave in Italia. Trovato niente? No. Nulla. Solo articoli di qualche morto di tanto in tanto. Infinite discussioni sul come sia inutile buttare la propria vita, ma nessun dato statistico.

Allora, facciamo noi il dato. Mettiamo un range di ricerca: su Google cerco come parola chiave “morti rave party” ed imposto come ricerca tutti gli articoli pubblicati (solo in italia) nel 2011. Articoli da tutti i giornali, quindi o si impostano solo gli articoli di un quotidiano (ad es. Corriere o Repubblica) oppure dopo ci tocca fare una scrematura per non contare doppioni. Et voillà, a noi il risultato. Meno di 20 morti in un anno. Ora facciamo lo stesso con le stragi del sabato sera a causa dell’alcool e delle droghe presenti nei locali. Sostanze presenti sempre, tutto l’anno, e, che ci piaccia o no, alla portata di tutti.

Analizziamo ora il perché i rave vengono fatti abusivamente. Prima però chiariamo un concetto, i rave party non sono vietati dalla legge. Ogni anno se ne organizzano decine e decina in tutta Italia, senza alcun tipo di problema (come morti o scontri con la polizia), in diversi locali. A Bologna, dal ’98 opera il LAB 57 (Laboratorio Antiproibizionista Bologna), che si cura di organizzare feste di questo tipo. Oltre alle associazioni, ci sono anche dei singoli individui che progettano e danno vita a queste feste, in modo autonomo, e con tutte le autorizzazioni. E spesso parliamo di feste nelle quali bisogna pagare per entrare.

Da qui nascono i rave abusivi. I più radicali non solo ritengono che non vadano imposti costi d’ingresso, ma anche che non bisogna avere autorizzazioni per fare musica, che gli artisti non vadano pagati, e, spesso, hanno una visione della proprietà privata come la si aveva nella seconda metà dell’ottocento. Potremmo paragonarli a dei flash mob, in quanto vengono, preparano, suonano, ballano, si sballano, e poi addio. La cosa, ovviamente, non piace sopratutto ai proprietari di capannoni o terreni che vengono presi di mira. Che poi ci scappi il morto, non è una colpa del rave party. Non è un essere cosciente che sceglie le sue vittime. Sono le persone che, o per un motivo o per un altro, finiscono per strafare. E ci rimangono. Ma non è colpa del rave, perché se su duecento persone e passa che ci vanno ne muore una o due, alla fine (statisticamente parlando) non è un brutto risultato. Non è colpa della droga, perché ci si può drogare per tutta la vita senza morire di overdose. La colpa è dell’individuo che non ha saputo trarre il meglio dall’ambiente circostante. Stesso discorso per le stragi del sabato sera. Non è colpa dell’alcool che si fa ingerire forzatamente, ne tanto meno dei produttori automobilistici che forzano i motori delle auto ad andare a 130 all’ora.

Per affrontare al meglio questo discorso, bisogna approfondire il fenomeno dalla radice, ossia dalla nascita dei rave. Il fenomeno di contestazione sociale, che oggi come ieri è tanto presente sopratutto nei giovani. E, sempre come ieri, è totalmente assente nella società circostante. A partire dagli hyppie fino all’underground moderno, bisogna conoscere quel movimento che va avanti dagli anni ’60 fino ad oggi. E in rete c’è la possibilità di farlo. Ma nessuno si degna mai di dedicarci una manciata di minuti.

In fondo, perché dedicarci del tempo, se la tv ci dice già tutto quello che dobbiamo sapere? Viviamo in un mondo di pregiudizi 🙂

Ci piace pensare che gli spacciatori di tutta Italia si riuniscano nei rave, per fare milioni di euro e scomparire nel nulla. Ci piace pensare ad una massa di coglioni strafatti con la scimmia sulla spalla o i binari aperti. Ci piace pensare a dei facinorosi violenti, pronti a distruggere tutto. E sopratutto, ci piace farlo senza mai essere andati ad un rave. Anche uno di quelli non organizzati ufficialmente.

Ed alla fine, quando qualcosa va male, affanculo la logica, il problema viene sempre sballottato altrove. Come dire che è colpa delle prostitute se queste hanno clienti. Si inverte il problema, non è più la voglia di sesso (o di determinate fantasie) che l’uomo ha dentro di se, sono le prostitute che gliele causano. Altrimenti, l’uomo non avrebbe mica di queste voglie… E quindi, si proibisce.

Quando negli anni ’20 negli USA si proibì l’alcool, si fece ferro e fuoco per mantenerlo in circolo, e non si riuscì a proibirlo completamente. Si pensò che, visto che gli ubriachi diventano violenti, proibire l’alcool equivalesse a dire non avere più ubriachi, e quindi meno problemi di violenza. Ma gli ubriachi rimanevano, e la violenza pure. Si adotto quindi un altro metodo, nessuna proibizione dell’alcool, ma dei gruppi di aiuto e terapia per chi incominciava ad accusare i primi sintomi di dipendenza. Un metodo decisamente più umano ed anche più efficiente. Sopratutto per il fatto che non tutti i bevitori di alcolici diventano pezze violente dopo qualche bicchiere.

Con le droghe oggi si fa la stessa cosa. Invece di creare servizi per chi ne inizia a diventare schiavo, si proibisce tutto. Alcuni stati proprio non vogliono sentirne parlare di legalizzazione, non gli piace proprio, anche se i primi passi, finalmente, si stanno muovendo.

Altri problemi invece, come la dipendenza da nicotina, vengono completamente ignorati, e gli utenti vengono presi in giro con centinaia di placebi autorizzati come cerotti, gomme e sigarette elettroniche.

Dove voglio arrivare? Al semplice punto che oggi si continua ad ignorare, ossia che proibire una cosa crea solo danni. Oltre a non servire a nulla, dato che le droghe, pur se proibite, circolano indisturbate.

Questo non farà di certo diminuire i rave abusivi, che continueranno ad essere tali (alcuni tra i più grandi e famosi si svolgono  senza autorizzazioni dagli anni ’80), come la tradizione ribelle e libera di certi individui vuole. Basterebbe solo essere più disponibili nei confronti di questi individui, magari mettendogli a disposizione del personale autorizzato per le emergenze mediche (che capitano spesso) e lasciare in pace questa sottocultura, tanto diffamata e infangata.

Che ognuno viva la sua vita! Ballate, divertitevi, drogatevi! Fatelo nell’ambiente che preferite, che sia una discoteca house o una danceall, un rave o un concerto rock! E sopratutto, che i giovani di oggi non si assopiscano di fronte alle cazzate che sentano. Non bisogna aver paura di un rave o della droga, e l’unico modo per non averne paura o timore, è la completa conoscenza dei nostri limiti personali.

Ognuno è artefice del proprio destino. Non giochiamo a scaricabarile con tutto 😉

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