Ubuntu, paga per dare un consiglio

Ubuntu: Paga per dare un consiglio
La sconcertante schermata appare su ubuntu.com

Per fortuna che ho visto questa cosa solo sulle pagine di Ubuntu.com, e non sul sito di riferimento Italiano.

Che Ubuntu si stia lentamente distaccando dal concetto di “libero e gratuito” è una cosa che sta diventando sempre più evidente. Non giriamoci molto intorno, e non togliamo fuori la scusa delle opzioni facoltative.

Nella vita è quasi tutto facoltativo. Quasi tutto è basato sulla nostra facoltà di compiere un’azione o meno. Spesso, queste azioni sono condizionate dal nostro modo di pensare, da dove viviamo e così via. E spesso, ci si lascia influenzare da fonti esterne, amici e conoscenti che ci passano buone e brutte abitudini.

Ultimamente stanno uscendo una carrellata di brutte notizie riguardo Ubuntu. Ricordiamo anche i risultati di Amazon nelle ricerche interne del PC. Beh, anche quelle sono facoltative. Possiamo disattivarle se non le vogliamo.

Beh, è una mossa molto bassa, oltre che fastidiosa. Se io voglio cercare un mp3 sul mio PC forse è per il fatto che lo ho già sul mio PC, non devo acquistarlo. Se lo voglio acquistare, vado su Amazon o dove cazzio mi pare e piace 🙂

Ancora più fastidioso, privo di significato, offensivo nei confronti degli utenti e squallido, è il form che permette di scegliere un’opzione per dire cosa pensi bisogna migliorare in Ubuntu. Si può donare da 2$ a 125$ per ogni opzione, oppure scaricare il SO gratuitamente.

Cioè, Ubuntu ti chiede di dare il tuo consiglio sul sistema operativo. Ma ti chiede dei soldi per farlo. E per di più, non puoi dire quello che vuoi, ma attenerti a delle opzioni già scelte e approvate. Per convincerti, in basso, ad ogni modifica del prezzo, c’è un’icona che paragona la nostra spesa, ad esempio, ad una t-shirt, una cena fuori… provate a mettere 0$.

Per un utente come me, abituato a forum e gruppi di sviluppo, ma anche a lunghe discussioni su Launchpad, questa è un po’ un’offesa. Come può un sistema operativo gratuito, basato sulla quantità e qualità dei suoi utenti che vi collaborano, permettersi di inserire un form tanto scialbo quanto improbabile alla pagina di download?

Ma già, è facoltativo, puoi saltarlo. Ecco, torniamo al discorso del facoltativo.

Se la ragazza del mio migliore amico mi proponesse di fare delle cose interessanti (come passare il pomeriggio a mangiare parmiggiana fredda, sul divano, guardando Rai Storia 😀 ), io avrei la piena facoltà di prendere una decisione. Che, ovviamente, prima o poi, comporterà delle conseguenze. Non si scappa.

La stessa cosa, in termini piuttosto simili, succede oggi con Canonical e Ubuntu. Si volta a mano a mano bandiera (detto in altri termini, si vruscianu ù paddjun), dimenticandosi degli utenti che da anni danno una mano senza chiedere una lira. Per riempirsi le tasche.

Potevo capire (in extremis) le applicazioni a pagamento nel Software Center, ma questo non lo posso concepire. Assolutamente. Ma purtroppo/per fortuna viviamo in un’era dove ognuno può fare quello che vuole. Dove si incita a queste emancipazione deviata che, da una parte, fa fare azioni stupide, e dall’altra ci fa pensare che in fondo, dobbiamo solo fregarcene.

Morto un papa se ne fa un altro. Se ti lascia la ragazza, li fuori c’è un mare pieno di pesci. Tutto diventa facoltativo.

Ma, detto alla Chicoria: “a coerenza andò stà?

E se qualcuno pensa che stia esagerando, posso solo dire che forse è così. Che forse è inutile prendersela con un sistema operativo che in fondo resta gratuito e comodo da usare. Ma che sicuramente questo sistema sta diventando quell’amico a convenienza, che come può ti pugnala alle spalle. Ed è sempre fastidioso.