La gente si suicida per la crisi?

Questo 2012 sarà un anno ricordato per la drammatica impennata dei suicidi causati dall’esasperazione fiscale. Ma anche per la profezia-bufala della fine del mondo, o per lo scudetto della Juventus. Insomma, l’ondata di suicidi sarà un argomento laterale, che verrà ricordato/trattato solo da una determinata fascia di persone. Per il resto, un anno come un altro in un periodo difficile. Purtroppo, The Show Must Go On.

Voglio concentrarmi un attimo su questo suicidi. Voglio cercare di capire se questi suicidi sono causati veramente dalla crisi, o dall’impostazione che diamo alla vita oggi, ossia che senza soldi non si vive. Punto di vista molto limitato e ignorante…

Sia ben chiara una cosa: il suicidio è un gesto abbastanza pesante. Ne concepisco chiaramente l’utilità, il significato, e per farlo vuol dire che uno o ci ha pensato molto o ci ha pensato molto poco. E credo che nel caso dei suicidi che stanno avvenendo in Italia, la risposta sia la seconda. Adesso vi spiegherò il perché, secondo me.

Non conosco i dettagli delle vite private di queste persone. Non li conosco personalmente. Non li ho mai visti. Ho sentito una o due volte il loro nome in televisione, ma nient’altro. So cosa hanno fatto, ed apparentemente so anche le loro motivazioni. Ma è troppo poco. Non è abbastanza per giustificare un gesto simile. Ed allora voglio cercare di capire perché una persona si sente motivata a togliersi la vita poiché non può pagare delle tasse.

La crisi, Equitalia, le banche… sono tutti buoni espedienti, ma non più di tanto. Tecnicamente, le banche ed Equitalia fanno il loro lavoro, ti chiedono soldi fino al soffocamento. Che ci piaccia o no sono questo, da anni, anzi da sempre. Ci sembrano belle e buone le banche quando ci danno i prestiti (se li danno), ma poi sono cattive quando si comportano da strozzine. Intanto per avere quei soldi il compromesso l’abbiamo accettato. La crisi poi… sta crisi c’è dagli anni ’90, la conosciamo bene, non è questa grande sconosciuta paurosa, solo che ce la farciscono con nuovi termini per tenere alta la soglia del terrore. Mi chiedo come campavamo noi prima senza sapere che i bund sprofondano nel vuoto…

Ed è da qui che parte il mio ragionamento: Come campavamo? Studiando storia, parlando con i miei genitori e con i miei nonni, ho ricevuto sempre la stessa risposta: prima si viveva con nulla. Si viveva insieme, nella povertà, dove contava mangiare almeno a pranzo e cena, ed avere un tetto sulla testa. Non tutti ovviamente erano poveri, parola al quale bisogna dare il giusto peso, ma comunque non esisteva lo stile di vita di oggi. Ed io allora mi chiedo, vedendo che queste persone hanno comunque un’età abbastanza omogenea, non dovrebbero essere abituate a ciò? Come può una cartella esattoriale portare al suicidio una persona che ha vissuto la sua infanzia senza la frenesia di oggi?

Ho sentito cifre esorbitanti, ma anche cifre veramente piccole (vedere l’uomo che è entrato in Equitalia con un fucile per una cartella da 1.000€). Questo clima di esasperazione generale, è dovuto davvero alla crisi? Oppure è dovuto solo al fatto che ci stiamo abituando troppo bene? O al fatto che ci vediamo sottrarre dei nostri beni in modi che non ci sembrano giusti? O che ci vediamo impoveriti da un sistema che ti indebolisce prima di colpirti alle spalle?

Io credo che sia dovuto principalmente alla nostra tendenza di impossessarci di tutto. La tendenza presente in ognuno di noi, istintiva, che ci porta ad accumulare beni (come i soldi, ma anche come cellulari, macchine, computer, scarpe e quant’altro) in diversi modi. Quando ci vediamo sottrarre un bene, la cosa ci infastidisce, perché (si presume) abbiamo lavorato per ottenerlo, o comunque compiuto sforzi/sacrifici. In primis, i soldi. Il denaro. Tutti gli Italiani non vorrebbero pagare le tasse, ma al contempo  avere il servizio. Ed averlo pure buono!

Oggi, con i nuovi standard di vita, alcune cose sono cambiate dal passato. Alcune. E fanno tutte parte delle comodità. Per il resto, la nostra vita è sempre la stessa, solo che per permettercela crediamo di avere bisogno di più. Crediamo serva spendere di più. Ci imponiamo cose, che in realtà sono più che superflue, come necessarie. Ci distacchiamo piano piano dalla realtà, e ci spostiamo con la mente. Ci proiettiamo qui, li, riflettiamo la nostra immagine in quella o in questa vetrina, vogliamo questa o quella macchina che faccia questo o quello al posto nostro, ed i soldi non bastano più.

Magari impastare il pane in casa può essere faticoso, ma ci serve il Bimbi (o come si scrive lui) per farlo?

Detto questo, arriviamo al suicidio. Impugnare una pistola, un cappio, delle pillole. Alla fine il risultato è quello, dipende dalla perversione del soggetto il come arrivarci. Non starò qui a discutere se sia un gesto eroico o da vigliacchi, non ho più quindici anni. Ma vedere padri di famiglia che si suicidano, lasciando la propria famiglia sola, per una questione di soldi… non la vedo molto differente da tante altre scene di degrado familiare.

Posso capire la paura e la vergogna di non poter comprare da mangiare a proprio figlio o alla propria moglie, ma il suicidio è la soluzione peggiore. Vuol dire non pensare assolutamente al futuro, non pensare a niente. Oltre che abbandonare e perdere tutto.

Non è un discorso moralistico, o un’accusa. Anzi, forse è proprio un’accusa. Oggi viviamo troppo bene, e viviamo male allo stesso tempo. Abbiamo più di quello che si serve, e perdere questo superfluo ci fa stare fin troppo male, per quello che vale.

Dovremmo fare tutti un passo indietro. Dovremmo ricominciare a capire che una cartella esattoriale non è la fine. Che i soldi non sono tutto. Che si vive anche con pochi soldi, e addirittura lo si può fare senza. Diamo troppa importanza al denaro, gli diamo troppo potere. Lo si può paragonare alla figa che si crede importante. Permettergli di prendersi la nostra vita è veramente troppo.