Funghi patogeni per uccidere le piante da droga

Crivellia
Quattro esemplari di "Crivellia" (foto Corriere.i)

La lotta alla droga ed al narcotraffico è diventata ormai da quasi un secolo un dovere di ogni buona nazione. Il ripudio della droga è un sentimento che ogni buon cittadino deve “installare” al suo interno, perché la droga è un male sociale, uno scempio, una forma di schiavitù, e chi più ne ha, più ne metta.

La lotta alla droga nasce nel 1937, negli Stati Uniti. La prima pianta ad essere riconosciuta illegale fù la pianta di Cannabis, alla quale poi seguirono le piante da Coca, i papaveri da Oppio e così via un’innumerevole numero di piante. Ne discuterò meglio in un altro articolo.

Oggi, nel 2012, si vuole fare un “passo avanti“. Invece di contrastare la coltivazione delle piante, o di contrastare il narcotraffico, si vuole applicare il detto “Il male si cura alla radice“. Si vogliono utilizzare dei funghi patogeni specifici che uccidono direttamente le piante.

Potremmo partire da una considerazione banale: rilasciare in natura un fungo creato in laboratorio, e lasciarlo in santa pace ad uccidere piante su piante, a cosa ci può portare?

Non ci vuole una laurea o una genialità superiore per capire che si tratta di un’idea immatura e rudimentale. Questo tipo di scelta “forzata” nasconde dietro anni di studi, sperimentazioni, soldi spesi per incentivare una lotta… che poi si dovrà compiere! Sennò si vanificano gli sforzi.

Premettendo che la pianta non è la droga, in quanto questa si ricava dai fiori delle piante, è veramente inopportuno annientare un’intera pianta. Ragionando in modo razionale, la pianta non produce droga. Produce delle sostanze che per lei sono naturali/necessarie. Anche noi produciamo la saliva, o il sudore ad esempio. La pianta non ti serve la droga impacchettata, ma ti da il materiale per produrla. È poi l’uomo, che con meccanismi e procedimenti più o meno complessi, trasforma quei fiori in droghe da vendere.

Anche solo per questo motivo, la scelta di utilizzare dei funghi per far appassire intere piantagioni risulta essere priva di senso. È vero che quelle piantagioni siano destinate a produrre droga da smerciare, ma se già si conoscono le piantagioni (che sono rigorosamente sotto controllo), che senso ha creare un “virus” da liberare in natura?

Questi funghi, ben gestibili in laboratorio, in ambiente chiuso e controllato, in natura potrebbero avere tutt’altro effetto. Potrebbero evolversi autonomamente, e magari attaccare altre specie di piante. Il risultato? Non credo serva dirlo.

Per fortuna si tratta ancora solo di studi, anche se i funghi esistono già, ma sono applicati solo per studio in alcuni laboratori oltreoceano. È necessario sottolineare che questa decisione, per quanto voluta dai governi, sia una decisione veramente poco condivisibile. Una decisione da medioevo, potremmo dire, il ritorno alla forza bruta. È assurdo (oltre che incauto e immorale) poter pensare di rilasciare in natura dei funghi per contrastare la produzione di droga.

La naturà è un’equilibrio stabile, che più volte l’uomo ha intaccato (più o meno seriamente) senza pensarci due volte. Oggi noi paghiamo per l’incuria che ha caratterizzato il passato, incuria parzialmente giustificabile, in quanto prima potremmo dire che si sapeva di meno.

Oggi sappiamo benissimo. Siamo andati avanti con studi e ricerche. Sappiamo che la marijuana non fa male, che può essere usata in medicina, come gli oppiacei. Eppure, per sostenere una lotta, si studia come creare dei funghi che uccidono le piante che generano la droga.

Bella maturità!