Ricàrdo, Bèsmir, io

Nell’andare avanti in questa mia vita, non posso che iniziare a trarre qualche conclusione. È ancora decisamente presto, ma ci penso spesso, e sempre più spesso mi chiedo che fine farò, da qui a qualche anno. Staremo a vedere.

Quest’oggi, ad esempio, ho realizzato di trovarmi nella stessa condizione di un paio di anni fa. Quando vivevo a Londra, mi trovai a festeggiare il mio compleanno in un mercato notturno con il mio collega portoghese, Ricàrdo, che mi portò addirittura a mangiare un quarter pounder (alle 6 di mattina) per festeggiare. Vidi ogni singola alba per diversi mesi, a Londra, e non dopo serate di divertimento, ma dopo serate di lavoro. Ma quell’alba fù speciale. Bellissima. Di un arancione talmente forte, intenso, da colorare tutto il New Convet Garden Market, e rendere lo skyline della città, da quel mio amatissimo South Bank, di una bellezza inspiegabile.

Oggi, invece, mi trovo a festeggiare il mio compleanno in compagnia del mio nuovo collega italo-albanese, Besmìr, nel magazzino di una grossa compagnia. Giusto qualche pasticcino e qualche caffè, che però rallegrano la lenta giornata lavorativa un po’ a tutti. Nessuna alba spettacolare, questa volta, ma la stessa identica sensazione di tranquillità. Di avere tutto a portata di mano, e di avere, nonostante i mille problemi, qualcosa in mano. Specialmente in una città dove non tutti possono dire lo stesso.

Insomma, tiro un po’ le somme. In otto anni di lavoro, mi rendo conto che, pur avendo raggiunto molti dei miei obiettivi, iniziano ad esserci delle costanti, sempre più presenti e sempre più marcate. Il lavoro manuale, ad esempio. Gli ambienti di lavoro angusti, che non ti danno il lavoro dei tuoi sogni ma solo qualcosa da fare. La stanchezza, mentale e fisica. Il mal di schiena. Gli occhi rossi.

Ma sopratutto, le persone. Gente semplice, che cerca di andare avanti onestamente. Ragazzi della mia età, che si spaccano ogni giorno e che riescono a farcela. Gente che sta a galla. Che sopravvive. Gente seria.

È difficile fare cose, con i crotonesi

Mentre moriva bruciato vivo per mano della folla inferocita, o mentre veniva sgozzato in un campo di fave nei pressi di Metaponto (a seconda della leggenda alla quale si vuol credere), Pitagora pare esclamò: “Camminerete sulla vostra fortuna“. Quasi tutti i miti concordano con questo particolare, una sorta di maledizione che il filosofo avrebbe lanciato ai crotonesi (anzi, ai crotoniati) poco prima di esalare l’ultimo respiro.

La “maledizione di Pitagora” pare non essersi mai sciolta, ed ancora oggi accomuna Crotone ed i Crotonesi, che aldilà di tutte le belle intenzioni restano un popolo inspiegabilmente attaccato alla dietrologia. È veramente difficile, se non impossibile, fare cose con i crotonesi. Non si fà gruppo, perché non si è disposti a farlo. Ognuno, nel suo piccolo, si eleva a “superiore”, e pretende di avere l’ultima parola.

E diamogliela la parola, a questi miserabili. Ma non piangiamoci addosso, additando la politica o chissà cos’altro. La verità è che ognuno sta sulle sue, e non riesce – volente o nolente – a collaborare con gli altri. I progetti collettivi muoiono, e le collaborazioni si interrompono: Auctor opus laudat. Mondo era e mondo è.

Succede quindi che tra giovani, quelli che si vantano dell’elasticità e dell’apertura mentale, non si concluda mai nulla. Quando perché uno pseudo-intellettuale decidere di aver subito un torto, quando perché uno pseudo-direttore decide di aver subito una parrìata alle sue spalle. Tutto a proprio uso e consumo, senza repliche. Perché nessuno si sforzerà di capire il prossimo: ti diranno tutti che “è come dico io“.

La miseria intellettuale e umana regna sovrana, in questa città. Trova basi e radici nella cultura di massa del pettegolezzo, delle confidenze (avversate solo a parole), dell’eterna paura di un tradimento o di chissà quale complotto. Gustoso cibo per menti avide di chissà che cosa. Possiamo fingere di avere delle origini nobili, importanti, possiamo anche fare finta di essere “impegnati” o “attivi”. Ma Pitagora, se è vero quanto detto all’inizio, c’aveva visto lungo.

È un’infamia enorme, quella che ci portiamo addosso. E di essa siamo massima espressione.

Otto anni di ritardo

Uno dei post del 2010…

Nel 2018 ricorrono dieci anni dall’inchiesta Black Mountains, che prese forma alle prime luci dell’alba del 25 Settembre 2008. A distanza di dieci anni, non ci siamo fatti mancare un “regalino” per commemorare la ricorrenza: Margherita Corrado, neo-senatrice del Movimento 5 Stelle, dopo numerosi preannunci ha ufficialmente chiesto al Sindaco di Crotone di effettuare un sopralluogo al Castello di Carlo V. Il motivo? La possibile presenza di fosforite, o di altri scarti da altoforno.

A seguito della formale segnalazione, Ugo Pugliese ha richiesto l’intervento dell’ARPACAL per effettuare le dovute analisi. Nel corso della stessa giornata, i tecnici hanno rilevato dei valori anomali di radioattività ambientale, tanto da far addirittura evaquare l’interno del Castello e da predisporne la chiusura a tempo indeterminato.

Una precauzione radicale ma necessaria vista la presenza di TENORM (e non di fosforite, come ipotizzato e scritto), ossia di metasilicati risultanti da lavorazioni umane con alte cariche radioattive.

Tutto giustissimo, se non fosse per un solo particolare: la presenza di quel materiale negli spazi aperti del Castello di Crotone è nota almeno da 8 anni. Dal 2010 in poi furono numerosi gli interventi di blog (tra cui anche questo), associazioni e finanche giornali locali (nell’immagine, un post di Crotonews, predecessore di CrotoneNews) per la scoperta casuale di un buco nel terreno riempito con materiale “difficilmente reperibile nel ‘500, periodo di ammodernamento del castello“.

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